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—Sei veramente risoluta di farti suora? chiese Paolina in aria di curiosità, guardando il serio profilo di Cecilia Rigotti.

—Sì. Ho esaminata la mia situazione e mi son persuasa nulla esservi di meglio per me.

—Ma non pensi al dolore di lasciare tua madre?

—Vi ho pensato, ma poichè ho avuto la forza di sopportare la disgrazia di mio padre, sento di poter reggere a qualunque altro distacco. Vivevo in una completa ignoranza di affari, nell'abitudine di star bene e nell'inganno di credermi qualche cosa nel mondo!… in piena spensieratezza, abbagliata dall'illusione, mi son trovata ad un tratto nella dura necessità di lavorare. Lavorare io?… vi ricordate, Paolina, la vita che conducevo? Non so lavorare, non posso, non voglio accettare quest'ultimo scampo che mi vorrebbe offrire il destino e preferisco il chiostro alla bottega dell'operaia.

—Se il chiostro non avesse altro che rose da darti! fece Paolina dolcemente. Ma riflettete che l'austerità del convento, la grave responsabilità dei voti deve essere ben più opprimente all'anima, di quanto la fatica del lavoro possa essere molesta alle mani. Ti pare? Il lavoro nobilita.

—Non mi pare, rispose freddamente Cecilia. Suora, mi nascondo; operaia, mi situo in faccia alla gente, che, ricordandosi di quello che fui, mi avvilirà per quella che sono.

—Come puoi credere così cattivo il mondo?

La Rigotti, sollevò le spalle con profondo disprezzo.

—Gli amici di mio padre sono venuti a condolersi con noi e nel tempo stesso hanno passato in rivista i nostri bei mobili, gli armadi colmi di biancheria, per dar loro un bel prezzo e dividerseli dietro uno sborso insignificante, valevole appena a far fronte alle spese d'urgenza. E domandi come io possa credere cattiva la gente?… i creditori di mio padre facendo il panegirico del martire, come lo hanno chiamato, hanno spogliato me e mia madre per salvare loro stessi: ho veduto portar via il mio pianoforte dal padre d'una mia amica, la quale, lieta della combinazione, si è data subito a studiare la musica, nè mi ha più guardata in viso! e vi meravigliate, Paolina, che in tanto rovescio di fortuna, in tanta crudeltà di disinganno, io mi risolva a staccarmi dal mondo?