E, piegandosi graziosamente, presentò su la punta delle dita la lettera del maestro Polli.

Un sorriso languido, al pari di quello di un ammalato, errò su la bocca di Cecilia, il cui grand'occhio ebbe un lampo scontrandosi nello sguardo innocentemente inverecondo del giovanotto. La mano della Rigotti prese tutt'insieme la lettera e le dita di Tonino Grim***, poi le sue sopracciglia si contrassero vivamente.

—Che cosa vuol costui? mormorò Cecilia guardando la lettera e appoggiando la testa contro la parete.

La Rigotti aveva sete di emozioni; intravedeva il profilo dell'amore fin nel limpido, puro specchio dell'anima d'un adolescente. Se nella vita contemplativa a cui voleva darsi, si fosse insinuata l'immagine del bel fanciullo che le stava allora arditamente vicino, le cui mani le avevano sfiorate le pieghe dell'abito su le ginocchia, forse sul freddo scanno del coro essa avrebbe dovuto sussultare di fremiti, e la sua cella di cappuccina sarebbesi illuminata da chi sa quali splendidi e terribili sogni!

—Legga, signorina Rigotti, disse Tonino che non sapea comprendere il perchè di quella lentezza, di quel pallore diffuso sul viso sofferente della giovane donna.—Le lettere o non si accettano o si leggono tosto. Il cuore mi dice che dentro questa lettera vi è un soffio capace di rovesciare il disegno del monastero.

—Perchè dite così?

—Perchè il maestro Polli è innamorato di Cecilia Rigotti, o io non mi chiamo più Tonino Grim***.

—Innamorato di me?… non dite sciocchezze, Tonino; v'ha un uomo al mondo che si possa oramai innamorare di me? Dio non vuole, aggiunse chinando gli occhi dinanzi agli occhi brillanti di Tonino Grim***.

—Il maestro Polli domanderà il permesso al Signore; rispose ridente e malizioso il fanciullo.

—Allontanatevi, Tonino…