—Ah! la signorina ha ragione. Legga; io passeggio.
—No: restate qui; leggiamo insieme.
—Difatti! giacchè la lettera l'ho portata io!… Prese la lettera, l'aperse, si chinò vicinissimo alla Rigotti, e posta la testa accanto alla testa di lei, lesse sommessamente.
—«Cara e sempre amata Cecilia!» L'ho detto! esclamò Tonino. «Vi sono lontano, Cecilia, eppure vi sono vicino.» Oh! questo, per esempio, è un modo di esprimersi curiosissimo; sentenziò Tonino guardando in volto la Rigotti, i cui capelli mossi dal vento scorrevano su i capelli del ragazzino. Sentiamo pure!
—No, basta: fece Cecilia togliendogli di mano la lettera, piegandola, ponendola in tasca.
—Pazienza; disse Tonino meravigliato; ma in sostanza ho capito abbastanza. Il giorno in cui il dottor Grim*** prende in moglie la vedova Rigotti, la signorina Rigotti prenderà a marito il signor Polli.
E fece un salto di gioia.
Cecilia era sorta in piedi pallida da far pietà, entrò in casa, salì nella sua camera e lesse da cima a fondo la lettera. Era una proposta di matrimonio fatta nei termini più rispettosi, più teneri e sinceri che adoprar possa la penna d'un galantuomo.
Ritta in mezzo alla camera irradiata nel viso dalla luce purpurea del tramonto, fortemente eccitata da un tumulto d'idee che le battagliavano nella mente, Cecilia Rigotti, dopo aver esitato un istante, stese in atto risoluto la mano verso l'orizzonte infinito cui percorreva il suo occhio abbagliato.
—Dio non mi vuole! ma ch'io mi scosti da Dio per isposare il maestro di scuola, il vecchio Polli, che mi ha cullata su le ginocchia, è cosa inaudita, mostruosa, ridicola!—accompagnava le ultime parole con un sorriso di scherno.—Quando però debba essere così, così sia!—incrociò le braccia sul petto e chinò lievemente la testa.