—Che cosa arrischiavo facendomi suora?… l'anima. Che cosa comprometto sposando Polli?… anima e orgoglio. Ciò sia, ripetè freddamente, e andò ad appoggiarsi al davanzale della finestra.
Da lungi le perveniva la voce dell'avvocato Zaeli—di Tonino Grim***; e nella breve distanza dei viali erbosi sui quali si distendevano le prime ombre della sera spiccava l'abito chiaro di Paolina.
Salivano fino a Cecilia Rigotti, immobile nella sua contemplazione, gli effluvi delle piante aromatiche e l'acuto odore dei gelsomini che si arrampicavano fra la verdura lucida, ai ferri della sottoposta finestra. Cecilia respirava con voluttà di sentimento; e tratto tratto andava esclamando:—Non m'importa, non m'importa.
Che cosa non le importava? forse di essere fatta segno alla derisione indietreggiando dalla via del convento per muovere il passo verso un marito rappresentato dalla povera, goffa figura d'un maestro di campagna! forse non le importava di accettare l'oscura condizione in mezzo al mondo che dianzi aveva tante promesse per lei, mentre il suo cuore, guasto da un'educazione cattiva, numerava a palpiti d'invidia le laute agiatezze della famiglia e l'amore giovane e bello dell'avvocato Zaeli e di Paolina!
Non le importava! se lo diceva, se lo ripeteva, si serviva di quelle parole per tener salda se stessa, ma intanto due lagrime le correvano alle palpebre e un nodo doloroso le serrava la gola.
Non le importava! ma ritraendosi immantinente dalla scena che le si spiegava davanti solenne per bellezza e per quiete, andò barcollando fino alla sponda del letto, vi si rovesciò sopra dando in un pianto dirotto.
Suora senza vocazione o moglie senza amore, era l'avvenire di Cecilia
Rigotti.
Perchè suo padre dal fondo del suo sepolcro aperto anzi tempo, non la veniva a guardare? quel pianto, quella disperazione, tutto insieme quel miserevole tessuto di pigrizia, di invidia, di vanità, era opera sua. Aveva inebbriata la sua figliuola di ozio, di capriccio, di lusso e poi quando per continuarle il possesso di effimeri beni non trovò più i mezzi nel suo lavoro che andava languendo nella poltroneria, allora stanco di sè, impaurito dalle privazioni, se ne era andato, senza pensare al crollo dell'edifizio che schiacciava i superstiti.
* * *
Cecilia non fece motto della lettera ricevuta, ma prima di ritirarsi a sera inoltrata nella sua camera, disse a Paolina di voler ritornare in città la mattina veniente. La signora Zaeli non la trattenne.