—Parte domani mattina? chiese l'avvocato a sua moglie, appena l'ospite loro ebbe data la buona notte.
—Sì! e n'era tempo, rispose freddamente Paolina.
—Brava! la parola deve sempre rispondere al pensiero, per quanto possa essere poco gentile; disse Zaeli facendo una carezza alla moglie, che troncò subito l'argomento.
Che l'avvocato accompagnar dovesse a casa sua la signorina Rigotti, era tanto naturale, tanto inevitabile che Paolina non osò opporvisi, ma quell'ultima prova a cui doveva sottoporsi le parve la più crudele. Passò una notte inquieta; lasciò il letto prestissimo, propose di andar anch'essa in città, adducendo a pretesto il bisogno di far provviste. Ma Zaeli con la massima gentilezza disse di no; avere molti affari in quei giorno, non potersi curare di lei, deponesse l'idea di andare in città.
Paolina inghiottì il rifiuto come farmaco amaro, ma senza smorfia, con una dignità di donna offesa che vuol far vedere d'essere prudente, che lascia cadere l'insolenza per raccoglierla poi a tempo più adatto e restituirla forse con doppia fermezza.
Prima di uscire dalla camera, l'avvocato, già pronto a partire, si assise un momento allo scrittoio; scartabellò, rovistò, fece degli appunti sul libretto delle memorie e prese seco delle carte.
Paolina andava e veniva guardando con la coda dell'occhio. Scesa al pian terreno, trovò la Rigotti nel suo abito dimesso in attesa dell'avvocato; Paolina, celando la collera sotto l'espressione della stanchezza causatale, come disse, dall'emicrania sofferta, scambiò poche parole, accennò con impazienza alla scortesia di suo marito che si faceva aspettare, e sollevò la tenda cadente dinanzi alla porta. La passeggiata dal casino alla città non era breve; i pubblici giardini erano deserti in quell'ora, il sereno del cielo, l'aria profumata, eran tanti nemici che congiuravano contro Paolina.
La Rigotti le si accostò:
—Vi ringrazio, disse, della gentile ospitalità che mi avete concessa, e vi auguro che siate sempre felice.
Mentre Cecilia parlava ad occhi bassi, tenendo in mano una piccola borsa e l'ombrello, Paolina la considerava dal capo alle piante, radunando in cima al pensiero i torti mai cancellati della Rigotti; le provocazioni della finestra, le smanie di essere veduta, l'incontro su la scala, l'incidente del micino bianco… e sentiva un estremo bisogno di piangere.