Spalancò la finestra, si avvide d'aver rovesciato il calamaio sopra la scrivania di suo marito e contemplò il guasto, il disordine con occhio asciutto; una grande idea, fulgida come il raggio del sole che entrava dalla finestra, le aveva illuminato la mente.

Zaeli era stato attorno al cassetto della scrivania nel mattino stesso, aveva frugato, s'era poste in saccoccia delle carte… Gli occhi di Paolina s'ingrandivano, le sue labbra si schiudevano quasi per domandare…. Fosse mai?… Oh buon Dio!…

Sollevò la testa con un movimento di strana vivacità, si chinò, afferrò con le due mani le nappine di ebano poste ai lati del cassetto della scrivania, e tirò a sè. Inutile! il cassetto era chiuso a chiave. Perchè era chiuso? l'avvocato non serrava mai la scrivania! perchè la serrava quel giorno? ma dunque impediva alla moglie di penetrare nelle sue cose particolari, ma dunque aveva dei segreti!

Eccitata all'ultimo grado, Paolina si propose di aprire assolutamente il cassetto; assolutamente! aveva sette, otto ore di libertà e l'ansia del ladro, lo stimolo della gelosia; doveva quindi riuscire nell'intento.

Prese un coltello, ne introdusse la lama nella fessura dei cassetto, poi si appoggiò con forza sul manico per dare uno strappo ai chiodi della serratura; ma accadde che i chiodi non si smossero menomamente e si spezzò la lama…. Ricorse a un altro coltello più robusto, più largo… si ruppe ancora.

Paolina, con le braccia nude fino al gomito, le mani gonfie, arrossate, la fronte velata da ciocche di capelli molli di sudore, non assomigliava più alla gentile signorina, che l'avvocato Zaeli chiamava—suo dolce amore.—

Cercò dall'ortolano un utensile a proposito pei suoi disegni e lo trovò; si rimise al lavoro con la febbre dell'ira, il coraggio della gelosia, e neppure accorgendosi che le sue povere, bellissime unghie lucide come la madreperla si spezzavano in cima, scassinò finalmente la serratura, tirò con veemenza il cassetto e vi spinse il braccio nel fondo.

La scatoletta entro cui suo marito aveva messo sotto i suoi occhi i quattro boni da lire cento ciascuno, vi era!… ma… vuota.

Signore Iddio! quale dolore per la giovane sposa. Zaeli aveva portato il danaro con sè per darlo a Cecilia Rigotti! tutto lo dimostrava.

—È un orrore, è un'infamia, gridò Paolina prorompendo in singhiozzi. Sa che io sono gelosa, e mi pianta un pugnale nel cuore. Avesse sciupati i danari in una pazzia; li avesse buttati dalla finestra… li avesse giocati!… tutto perdonerei, ma darli alla Rigotti… no!… è una infamia!