Mise sottosopra con furore il cassetto dello scrittoio come fosse un canestro da lavoro; aperse plichi di carte, li sparpagliò in terra, mosse, rimosse involtini, rovesciò porta sigari, infranse una pipa, operò una specie di strage, ma non rinvenne il danaro.

La spossatezza la prese. Cadde su la poltrona chiudendo gli occhi, desiderando di morire.

Nessuno la disturbava; il sole riempiva di luce e di caldo la camera, ma Paolina non vedeva altra che buio; lo stormire degli alberi, il bisbiglio delle passere, la voce della serva che di tratto in tratto, al piano disotto, rompeva il silenzio, nulla giungeva agli orecchi di Paolina, assorta nei suo dolore di donna tradita. Veramente tradita; a che pro illudersi?… Le campane della parrocchia la scossero finalmente; era mezzogiorno, e in quel punto la sua donna di servizio batteva discretamente all'uscio per dirle che la colazione era pronta.

Mangiare?… mangiano forse le donne tradite?! domandò a se stessa.

—Lasciatemi sola, rispose con debole voce. Una voce argentina vibrò all'aperto e salì dal prato all'orecchio di Paolina come una nota di organetto o un trillo d'usignuolo.

—Ohe di casa! non v'è nessuno?

—Tonino! che cosa vuole Tonino!

—Non mi si apre, no? quale idea? siete chiuse in gabbia a mo' degli orsi o siete andate alla Madonna di San Luca?…

La serva volò giù dalle scale, e Paolina andò allo specchio per riparare al disordine della sua toeletta. Rimanersi in camera era impossibile poichè era arrivato Tonino, pronto a scassinare la serratura dell'uscio come lei aveva scassinata la serratura dello scrittoio. Bisognava farsi vedere.

—Ebbene, esclamò Tonino Grim*** ai piedi della scala, tenendo irriverentemente il cappellino di paglia molto abbassato su gli occhi, trafelato dal caldo, guardando sua sorella che scendeva oncia a oncia. Ti alzi adesso? hai la ciera d'un passerotto tolto dal nido.