XII IL GENERALE ROBERTI.
Mentre lo spirito inorridito è ad ogni istante assalito da atroci stragi e neri tradimenti; mentre la penna quasi si ricusa ad una descrizione d'orrore al cospetto d'un principe che induce il suo popolo in un laccio funesto; d'un generale che spergiura, d'una armata che scanna i fratelli, di repubblicani elveti che fan risorger la tirannide e il dispotismo sui cadaveri dei liberali da loro scannati, pure su questa via d'esecrazione ci occorre un punto di riposo, un atto sublime di virtù siccome una zolla di rose nell'aridità d'un deserto. Il fatto che riporto non è certamente al suo luogo, considerato in ordine di tempo, ma non ho saputo ove collocarlo prima di questo punto.
Il general Roberti comandante il castello di S. Elmo fortezza che in ispecial guisa sovrasta a Napoli, fu nel 14 maggio chiamato da Ferdinando che in atto di somma confidenza gli disse. Mio fedele, domani i tuoi cannoni dovranno tuonare. Sì, rispose Roberti, onde festeggiare l'inaugurazione della Rappresentanza nazionale: ebbene, non saranno stati impiegati mai per causa più decorosa. — Ma che mi vai impastocchiando di Rappresentanza e del diavolo che se la porti? domani mi occorrerà di punire alcuni facinorosi. — Ed in qual guisa? — Coi tuoi cannoni ed i tuoi mortai. — O mio re, ripiglia il generoso soldato, indicatemi lo straniero contro di cui impiegare la mia sapienza di generale, e la mia virtù di soldato, ed io non avrò mai fatto opera più gradita al mio cuore, ma contro le mura della patria, oh! no mai, risolutamente conchiuse. — Ma io ti conosceva, per aspettarmi questa risposta, rispose Ferdinando, sei un eroe, e se lo strinse al cuore: con che cuore ognuno intende.
Noi ammiriamo la generosa fermezza di Roberti, e mentre avvertiamo ogni onorato cittadino che ne imiti la virtù sconosciuta dal restante della truppa, pure gli ricordiamo che se avesse mai a scoprire un facinoroso che cospiri contro la patria, lo sveli tosto alla nazione. L'eccessiva lealtà di Roberti, e la poca certezza di un domani minaccioso lo fecero tacere, ma se egli fosse corso col suo credito alla Camera e sin dal bel principio l'avesse tenuta prevenuta contro ciò che si macchinava in danno della nazione, si avrebbero potuto con facilità impedire gli orrori avvenuti; ma, replico, la somma lealtà di Roberti non gli fè nemmeno supporre le atrocità che designava il Borbone. Io ritorno sul principio, che è sacro dovere del cittadino indicare l'inimico comune, sia che oscuro cospiratore, sia che regnante si fosse. Innanzi al bene della patria non v'ha re, siccome nulla sta innanzi d'Iddio.
XIII IL 16 MAGGIO.
La città come terra di conquista, come espugnata, è in potere della milizia: per la via di Toledo sono schierate e bivaccate le soldatesche, i cannoni sono puntati sullo sbocco dei vicoli, grosse pattuglie praticano per gli anditi segreti. Intanto la banda militare festivamente eseguisce dei concerti, mentre la città atterrita insanguinata offre il più lugubre spettacolo — su tutti i balconi v'ha un panno bianco; sopra altri, e questi sono i più, stan materasse lacere dai colpi ivi drizzati, ed abbandonati così dopo la strage: le invetriate ed i legni dei balconi fracassati, le case deserte, le mura percosse dal cannone, le porte dei palagi traforate ed arse: le vie sono sparse di ruderi e frantumi di calcina, di sassi e delle barricate incendiate:... oh qual veste d'orrore nel dì che dovea seguire la solenne inaugurazione!
Intanto la plebe è tornata a tutti i suoi vizii, e quelle poche pratiche virtuose di cui avea dato prove fin qui, è molla che compressa spicca con energia raddoppiata. Il più sucido e laido popolaccio s'impadronisce d'una bandiera regia e percorre trionfalmente la città; è un'orda strabocchevole, un'orda che deve far terrore: la più lieve occasione può far rinnovellare le nefandità del giorno antecedente. Escono le meretrici dai sozzi loro abituri e colla feccia de' ladri intrecciano danze oscene per le vie sul ritmo delle bande musicali: i soldati mescono il vino e tutti bevono; nè vale a sminuire la libidine di quest'orgia il continuo passaggio di carri funebri che van togliendo gli uccisi delle case, ed il passaggio de' feriti.
Tutti quelli che camminano per le vie d'aspetto decente sono arrestati ed obbligati a gridare viva il re. Modi più violenti si usano contro coloro che han peli sulla faccia giacchè la marmaglia osa metter loro le mani sulla faccia e strapparne i baffi di guisa che in un giorno solo tutti color che aveano barba, la raderono.
Intanto queste masse luride si gettano innanzi il palazzo reale e quivi intrecciano nuova danza, ed evocano il loro re che esce sul balcone e si delizia delle ovazioni della plebe, dei monelli e delle meretrici... E ben di queste sole classi dovrebbe essere composto un popolo, governato da Ferdinando. In mezzo a questo turpe festeggiamento scorse il mattino, ed alcune ore pomeridiane. Intanto il re non contento di ringraziare dall'alto della sua reggia i suoi fidi, risolve di uscire e popolarmente scorrere la città il giorno antecedente da lui cannoneggiata: invita l'ammiraglio della squadra francese ancorata in rada ad accompagnarlo nella passeggiata, ed il signor Baudin accetta: ed insieme festeggiati dalle laide turbe si portano nel tempio della Madonna del Carmine, a ringraziare la divinità del trionfo ottenuto! Oh Signore, i vostri templi sono stati oltraggiati da profanazione così atroce! un tiranno che conduce il suo popolo in un orribile laccio, lo lascia scannare, e compie così le sue mire nefande ed il giorno seguente viene nel tempio Tuo, nel Tuo santuario a rendere mercede a Te!!!
Ecco la religione di Ferdinando II.