VIII UN PARRUCCHIERE DI VIA S. BRIGIDA.

Da quel che ho detto, si può facilmente intendere che un pugno d'uomini avea dato prove di un valore che ben poteva dirsi eroismo; con poca munizione, disgiunti gli uni dagli altri, senza capo, e traditi opposero una resistenza prodigiosa, e la battaglia tremenda non cessò che colle tenebre. Però in mezzo a tanti fatti di bravura è a rammemorarsi la resistenza disperata d'un giovane che dal balconcino della sua bottega (giacchè era un parrucchiere) sosteneva contro gli Svizzeri un fuoco accanito: sotto i suoi colpi furono visti cadere due uffiziali e qualche soldato: un gran numero di fucilate si dirigono contro di lui, ma la sua materassa lo salva, mentre ogni colpo che parte dal suo archibuso uccide. Vedendo ciò gli Svizzeri si gettano sulla porta della sua abitazione; a colpi di accetta la sfasciano, irrompono nella stanza ove lo rinvengono parato ad un'ultima lotta: gli impongono di rendersi e consegnare l'archibuso; nò, risponde, l'arma affidata a me dalla nazione sarà tolta al mio cadavere; dopo breve lotta l'infelice cadeva sotto colpi replicati.

IX VASATURA.

Un'altra vittima, una giovinetta non ancor giunta ai quattro lustri! in quell'età in cui la vita è bella di sogni e di speranza. Ohimè! la poesia non dipinse un fiore calpestato da orma selvaggia, o spogliato delle sue foglie dall'uragano, no non pinse un fiore sì bello che ti somigliasse; il vergineo tuo petto fu aperto dalle baionette svizzere, mentre senza alcun fallo genuflessa dimandavi il dono della tua preziosa esistenza.... così gentile, con quel viso d'angelo, con quelle mani giunte, col pallore d'una nuvoletta che si innalza, quali belve non avresti fatte pietose? ma la ferocia immane dei satelliti borbonici nei tuoi vezzi, nel tuo terrore trovarono novella esca alle loro ire mostruose. Le tue vergini e soavi sembianze irritarono viepiù i tuoi assassini, siccome la tua bell'anima contrastava con quei sozzi scherani grondanti sangue: non ti valsero condizione e ricchezze, innocenza e beltà: il tuo martirio fè tornare il tuo spirito fra gli eletti ond'erasi dipartito.

X SANTILLI.

Nel dì 14 maggio Angelo Santilli predicava al popolo napolitano per l'ultima volta, ed il popolo commosso plaudiva e piangeva; era la luce purissima del Vangelo che splendeva ad essi; era quel raggio celestiale che Dio ha lasciato nell'anima delle sue creature, onde talvolta riflettervi la sua immagine, fecondare lo spirito, e fargli sentire a traverso dei suoi vizii quale Ospite chiuda in sè: oh come è potente il grido del filosofo che del liberalismo forma una religione, e alla religione del liberalismo ognuno sente essere il più sacro dei doveri offerire il suo braccio sul campo di battaglia e sè stesso al martirio. Angelo Santilli maledetto e odiato dal tiranno come quello che gli rapiva degli schiavi ad ogni sermone, fu designato alla strage. Un non so che di sublime e di malinconico in quel cuore palpitante d'amore di libertà e di religione, si diffondeva in quel dì nelle sue parole ispirate.

Tornato a casa ammalò e tutto il quattordici e la notte appresso fu sorpreso da parossismo di febbre ardentissima. In letto giaceva quando sentì i colpi del cannone e della fucilata a segno che l'alterazione delle sue facoltà appena gli fè intendere l'olocausto che s'immolava alla tirannide. Due giovani fratelli, la sorella, la fantesca atterriti dal moschettio che seguiva sulla via, se ne stavano intorno al suo letto spaventati. Le sue finestre eran chiuse, da esse non s'era fatto fuoco, non v'era motivo all'assassinio, ma gli ordini erano stati precisi, ed indicato l'infelice a segno, che s'andò cercando la casa del Santilli: si ruppe la porta del palazzo e violentando l'entrata delle sue stanze, si fè fuoco su di tutti; il colpo che toccò ad Angelo Santilli fu aggiustato con sicurezza e prevenzione, così ferito al cuore morì sull'istante. Tolto dal suo letto insanguinato fu trascinato fino alle scale ove fu lasciato; due fratelli ed una sorella subirono la sorte medesima, e la fantesca mortalmente ferita, morì dopo alcuni giorni allo spedale dei così detti Pellegrini.

Così veniva trucidato Angelo Santilli nella verde età di 27 anni!

XI PALAZZO GRAVINA.

Questo palagio da alcuni anni di pertinenza della casa Ricciardi, può dirsi essere stato l'unico in Napoli che avesse conservato maestà d'architettura di marmi e di fregi, e l'indole degli antichi palagi feudali: di un perfetto quadrato isolavasi da tutti i lati dalle contigue abitazioni. Replico in arte s'era detto modello, se non che da alcuni anni lo spirito d'economia invalso in tutti i fabbricati ne avea fatto sollevare l'altezza delle mure ed aumentarne i piani, come a terreno eransi aperto dei magazzini da locarsi a merciaiuoli ed artigiani. Quivi si attacca un fuoco vivissimo, ed ivi guardia reale e svizzeri patirono considerevoli perdite a segno che un solo palagio ben tre volte li fè retrocedere, se non che il sopravvenire continuo di rinforzi ed il cannone che cominciò a battere contro alla porta principale fecero infine cadere il palazzo nelle mani della regia truppa: da un'altra parte fu lanciata sul tetto una palla incendiaria che al momento sortì il suo effetto. Il tetto cominciò ad ardere e le fiamme ben tosto si comunicarono agli appartamenti sottoposti; nell'istesso tempo gli scherani di Borbone tutto manomettevano nelle case, e siccome grande era il numero degl'inquilini così le vittime furono molte: si saccheggiava e s'uccideva spietatamente; la signora Ferrara una delle abitatrici del palazzo promise ai soldati che s'introducevano negli appartamenti dar loro gemme di sommo valore a condizione che sarebbe stata rispettata la vita dei tre componenti della sua famiglia cioè: sè stessa, suo marito, sua madre: così convenuto ella tolse da un armadio alcune cassette di gioje il cui valore era di molte migliaja di scudi: essi avidamente le presero. Però se era soddisfatta la loro cupidigia, non lo era del pari la ferocia: quindi impugnano le armi contro la di lei madre e marito e barbaramente li trucidano: ella restò sbalordita, stupida, demente: il suo stato non ben le permise d'intendere tutta l'atrocità della scena che le era sott'occhio... e smarrita e senza moto guardava i due corpi carissimi nuotanti nel sangue, allorchè ode i passi affrettati d'altra gente armata... a questi mette un grido e corre alla finestra: i lazzaroni che eran giù si commuovono allo stato di quel terrore e presentano ad essa le loro braccia e l'invitano a slanciarvisi, partito che ella accettò; quantunque fosse raccolta dalle braccia del popolo impietosito pure l'altezza del piano non permise che impunemente avesse tentato un passo così disperato e si fratturò una gamba. Queste scene di orrenda barbarie seguirono in molti punti del palazzo di cui già le fiamme si erano affatto impadronite. Quei disgraziati che tentavano salvarsi dalle fiamme erano ricacciati nell'incendio dai colpi dei circostanti soldati che si beavano dello spettacolo. — Di quel magnifico edificio non sono in piedi che le mura ed arse così, che si dubita di ricostruzione; e per parecchi giorni dalle macerie si scavarono cadaveri mezzo arsi, ed ossa disgiunte e sparse: altri erano in cenere ed invano si fa ricerca delle spoglie mortali dei Ferrara giacchè n'eran disparite fin le vestigia.