[30] _Passione d'amore di mastro Pasquino per la partita della signora Tullia e martello di amore delle povere cortigiane di Roma con le allegrezze delle bolognesi._(=Tiraboschi=, Stor. letter. ital. vol. VII, pag. 1172). Di pasquinate alla Tullia o nelle quali ella sia mentovata non ci consta che il _Trionfo della lussuria di mastro Pasquino_stampato nel 1537, ove però è ricordata la Tullia solo come molto _favorita_. Il Biagi ricorda ancora lo sconcio sonetto: "_Mentre alla Tullia la madre ragiona_" firmato F. C. che conservasi in due codici Magliabecchiani.
[31] =Biagi G.= op. cit.
[32] "Considerando gli infrascritti cavalieri la virtù solamente esser quella che concede immortalità ad ogni animo generoso, liberandolo con la eterna fama da ogni oblivion che ne la labile e caduca memoria de li uomini aver loco possa, e che quella da ciascuno meritamente deve esser amata, reverita ed a quel sommo grado che per le umane forze sia possibile esaltata e tanto più quanto ella in persona si ritruovi di ogni altra grazia, e dono di fortuna e natura dotata; per tanto come veri fautori ed amatori di quella e per la verità della quale ogni nobil core deve sempre prender la protezione, e, quando in parte alcuna celarsi e occulta restarsi la veda, produrla in luce e qual chiaro sole farla a tutti risplendere ed apparire: non da alcuna altra passione o fine mossi ed indotti, si offeriscono non pregiudicando alle onorate leggi de la militar disciplina, a tutto il mondo, per un giorno valorosamente sostenere che la loro signora e padrona la Ill.ma S.ra Tullia de Aragonia per le infinite virtù quali in lei risplendono è quella che più merita che tutte le altre donne de la preterita, presente e futura etate; ed acciò che qualunque, de la sua immortal gloria invidioso, diversamente o parlasse o sentisse, possa presto certificarsi e risolversi; declarono detto sostenimento, doversi intendere totalmente secondo l'ordine de torniamenti de li antiqui e gloriosi cavalieri; e così gli inestimabili meriti de la prefata signora, se pure non fussino a sufficenza noti e chiari, secondo il dovere si manifesteranno a lo ardire e valor de li suoi servitori, similmente per tale occasione più celebri e palesi saranno, onde ciascuno poi non dubitano che confessare sarà costretto, sì come a loro non ritrovarsi cavalier di virtù superiori, così a la prefata signora pari o simile non esser mai stata o potere essere nei secoli futuri". I sostenitori del valore della Tullia erano Paolo Emilio Orsini, Accursio Mattei, Brunoro Neccia, Alberto Rippe, Marco da Urbino, e Bernardo Rinuccini.
[33] Il Muzio nell'egloga VI del IV libro intitolata _Argia_, dice che la Penelope ebbe per patria
l'orribil Adria e que' secreti stagni
che le palustri lor superbe canne
cercan di pareggiar ai nostri allori.
Là per quelle contrade umide e salse
a la dolce e vezzosa fanciulletta
i lascivi delfin festosi giri
tessean saltando intorno; a la sua culla
le Nereidi portavano e i Tritoni
conche da i marin liti e fresche perle.
E più sotto lo stesso Muzio ci fa sapere come da Venezia muovesse con la madre e la Tullia per Ferrara.
Indi pargoleggiar su per le rive
fu vista un tempo del gran re de' fiumi;
poi come la guidava il suo destino
varcati d'Apennino i duri gioghi
tenne lunga stagione adorni e lieti
i poggi d'Arbia e le campagne d'Arno.
La sorella della Tullia morì di 13 anni ed 11 mesi nel febbraio del 1549 e fu sepolta nella chiesa di S. Agostino, innanzi all'altar maggiore. L'iscrizione sepolcrale è riportata dal =Galletti= e dal =Forcella=; in essa è chiamata Penelope =Aragona=, quasi la Giulia ferrarese per essere un tempo stata l'amante di un cardinale di casa Aragona avesse il diritto di chiamare Aragonesi anche i figliuoli nati parecchi lustri dopo che il buon cardinale aveva reso l'anima a Dio.
[34] Riportiamo per brevità solamente il brano della lettera alla Isabella d'Este che più particolarmente riguarda la Tullia. "V. Ecc. intenderà come gli è sorta in questa terra una gentil cortegiana di Roma, nominata la S.ra Tullia la quale è venuta per istare qui qualche mese per quanto s'intende. Questa è molto gentile, discreta, accorta et di ottimi et divini costumi dotata; sa cantare al libro ogni motetto et canzone, per rasone di canto figurato; ne li discorsi del suo parlare è unica, et tanto accomodatamente si porta che non c'è homo nè donna in questa terra che la paregi, anchora che la Ill.ma S.ra Marchesa di Pescara sia ecc.ma, la quale è qui, come sa V. Ecc. Mostra costei sapere de ogni cosa, et parla pur sieco di che materia te aggrada. Sempre ha piena la casa di virtuosi et sempre si puol visitarla, et è riccha de denari, zoie, colanne, anella et altre cose notabile, et in fine è ben accomodata in ogni cosa . . . . . (_Un'avventura di Tullia d'Aragona_, nella _Rivista storica mantovana_, vol. I, fasc. 1-2, 1885)
[35] Anno Domini M.D.XLIII indictione secunda die vero martis VIII mensis Ianuarii Silvester olim . . . . . de Guicciardis ferrariensis contraxit matrimonium cum D. Tullia Palmeria de Aragonia per verba de presenti et anuli dationem et receptionem respective in forma iuris et sacrorum canonum et omni meliori modo, etc. Rogantes, etc. Actum Senis.--Ego Sigismundus Mannius Ugolinius notarius rogatus. (_R. Archivio di Stato in Siena, Scritture concistoriali_, ad annum).