[22] _Bibliografia romana_, Roma, Botta, 1880, vol. I, pag. 13.
[23] Vedi a pag. 189, versi 27 e seg.
[24] La _Jole_ dell'egloga del Muzio è la Giulia ferrarese, anch'essa etèra famosa e della quale il =Domenichi= (_Facezie, motti e burle_, Venezia, 1558, pag. 28) ricorda un motto arguto e mordace. Papa Leone X aveva fatto aprire una nuova strada in Roma lastricata dai tributi che le puttane pagavano, nella quale scontrando la Giulia ferrarese una gentildonna l'urtò un poco. Allora la gentildonna adirata cominciò a dirle villania. Rispose la Giulia: "Madonna, perdonatemi, ch'io so bene che voi avete più ragione in questa via che non ho io". Nel citato censimento di Roma (pag. 42) ella apparisce come abitante nel rione Campo Marzio, in una casa sotto la parrocchia di S. Trifone di proprietà dell'Ordine Agostiniano.
[25] Lo Zilioli che fu il più diffuso biografo dell'Aragonese le assegna per padre Pietro Tagliavia, di Aragona, arcivescovo di Palermo e cardinale di Santa Chiesa; e tale versione venne accolta dal Mazzuchelli, dal Tiraboschi, dal Cinguenè e dal Camerini. Ora nè quando il Muzio scrisse l'egloga alla Tullia nè quando l'Aretino nel dialogo tra il Zoppino e Ludovico, dialogo scritto certo prima del 1539, dice _cardinale_ l'amante della Giulia ferrarese, il Tagliavia era stato assunto alla porpora. Lo fu solo sotto Giulio III l'anno 1553; in tal guisa viene esonerato di sua paternità poco lodevole. Escluso costui, l'unico cardinale che cronologicamente può dirsi padre della Tullia è Luigi d'Aragona, ascritto al sacro Collegio da Alessandro VI nel 1493, promulgato solo nel 1497. Nato in Napoli nel 1474 morì in Roma l'anno 1519 e fu tumulato nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, ove vedesi tuttora il suo sepolcro con iscrizione fattagli fare dal cardinale Franciotto Orsini suo esecutore testamentario.
[26] =Biagi G.= _Un'etèra romana, Tullia d'Aragona_. (_Nuova Antologia_. Serie III, vol. IV, 16 agosto 1886)
[27] Dice il Muzio:
Visse in tenera etate presso a l'onde del più bel fiume che Toscana onori.
(_Sonetto I_, v. 12-13, pag. 69).
[28] =Aretino P.= _Ragionamenti_. loc. cit.
[29] =Zilioli=, in =Mazzucchelli=, loc. cit. Molto diverso è però il ritratto che ne fa il Giraldi, e dall'odio che palesa parlando della Tullia fa se non credere, almeno dubitare che invano abbia picchiato alla porta della bella cortigiana. "Non è alcuno di voi, per quanto io stimo, _egli dice_, il quale non habbia conosciuto Nana, così detta non perchè ella sia piccola della persona, ma per mostrare la sua sconvenevole et non proportionata grandezza, con voce di contrario sentimento. Questa di casa Aragona si fa chiamare quantunque io intenda che di madre vilissima e di quella medesima vita che ella è in alcune paludi sie nata senza che la madre le habbia mai saputo dire chi suo padre si fosse. Venuta adunque nella nostra città, ove hora le pari a lei, per lo mal costume del nostro secolo, sono in più abondanza che non si converrebbe, si diè a fare guadagno di sè disonestamente, allettando i giovani con quegli adombrati colori di virtù, di che innanzi dicemmo. Et non pure traheva costei a sè i giovani con simili arti, i quali per lo più sono di poca levatura, ma così toglieva ella il senno ad alcuni huomini maturi e scientiati, che col promettere loro di lasciarli godere di lei, qualunque volta danzassero mentre ella toccava il leuto, facevano scalzi la resina, o la pavana, o quale altra sorta di ballo più l'era grato et poscia beffandoli li lasciava del promesso scherniti. (_Ecatommiti_, nov. VII).