[V. 12 B. m'apporte.]
[Questo sonetto leggesi anche nel_: Libro primo delle rime spirituali,
parte nuovamente raccolte da più autori, parte non più date in
luce_. In Venetia, al segno della Speranza, M.D.L. in-12, a carte 40.]
VIII. -- Allo stesso
Dive che dal bel monte d'Elicona
discendete sovente a far soggiorno
fra queste rive, ond'è che d'ogn'intorno
il gran nome Toscan più altero sona:
d'eterni fior tessete una corona
a lui, che di virtù fa 'l mondo adorno,
sceso col fortunato Capricorno,
per cui l'antico vizio n'abbandona.
E per me lodi, e per me grazia a lui
rendete, o Dive, che lingua mortale,
verso immortal virtù s'affanna indarno.
Quest'è valor, quest'è suggetto tale,
che solo è da voi sole, e non d'altrui:
così dicea la Tullia in riva d'Arno.
[V. 4 B. suona.]
IX. -- Allo stesso
Nè vostro impero ancor che bello e raro,
nè d'argento e di gemme ampia ricchezza,
che men da chi più sa si brama e prezza,
vi fanno al mondo sì famoso e chiaro:
quanto l'aver, Signor pregiato e caro,
la ben nata e gentil anima avvezza,
con severa pietate e dolce asprezza
perdonar, e punir, ch'oggi è sì raro.