O qual vi debb'io dire o Donna o Diva,
poi che tanta beltà, tanto valore
riluce in voi, che 'l vostro almo splendore
abbaglia qual fu mai fiamma più viva?

Mi dice un bel pensier che di voi scriva,
e renda grazie, e qual si deve onore;
ma dove s'erge l'animoso core,
non giunge penna, o voce umana arriva.

So ch'ogni alto favor da voi mi viene,
come la luce al dì da quella stella,
che surge in oriente innanzi al Sole.

Ma poi che pur al fin mal si conviene
a tanta altezza l'umil mia favella,
v'appaghi il core in vece di parole.

XII. -- Alla stessa

Donna reale, a i cui santi disiri
grazia già fece la bontà superna
di me, ch'or fatto son chiara lucerna
sopra i celesti, ardenti, alti zafiri;

poi che fuor di sospetto e di martiri,
godo del ben che ne l'alme s'interna,
deh! non turbate la mia pace eterna
col pianto vostro, e co' i vostri sospiri.

Qui mi viv'io, dove 'l pensier non erra;
dove luogo non ha terreno affetto;
e co' i piè calco gli stellanti chiostri.

E se quassù giungesser gli occhi vostri,
vedendo fatto me novo angeletto,
qui bramareste, e non vedermi in terra.

[V. 1 B. a cui i.]