Non fora santità, fora arroganza
torre il libero arbitrio, il maggior dono
che Dio ne diè ne la primiera stanza.
XXXVI. -- Ad Emilio Tondi
Siena dolente i suoi migliori invita
a lagrimar intorno al suo gran Tondi,
al cui valor ben furo i cieli secondi,
poscia invidiaro l'onorata vita.
Marte il pianger di lei col pianto aita,
morto 'l campion, cui fur gli altri secondi;
io prego i miei sospir caldi e profondi,
ch'a sfogar sì gran duol porgano aita.
So che non pon recar miei tristi accenti,
a voi, messer Emilio, alcun conforto,
che fra tanti dolori il primo è 'l vostro.
Ma 'l duol si tempri; il suo mortale è morto;
vive 'l suo nome eterno fra le genti:
l'alma trionfa nel superno chiostro.
XXXVII. -- A Tiberio Nari
Se veston sol d'eterna gloria il manto
quei che l'onor più che la vita amaro,
perchè volete voi, gentil mio Naro,
render men bella con acerbo pianto
quella lode immortale e chiara tanto,
di cui mai non sarà chi giunga al paro
del valoroso vostro fratel caro,
che morendo portò di morte 'l vanto?
Scacciate 'l duol è rasserenate il volto;
e le unite da lui nemiche spoglie
sacrate a lui, che già trionfa in cielo.