Deh! perchè non è meco il sacro volto
dovunque io vadi, o per sole o per ombra,
ch'avria forse men forza al cuore il fuoco
e soffrirei più lieta ogni mio vampo;
ma puote solo un raggio del mio sole
farmi beata ne gli ombrosi boschi.

E perciò in odio avrò sempre quei boschi
che torrammi il veder del sacro volto,
e i chiari raggi dell'almo mio sole
che fean sgombrar le nube e fuggir l'ombra,
e me sola gioir nel chiaro vampo
qual salamandra nel più ardente fuoco.

Quanto mi fora dilettoso il fuoco,
noiosi i fonti e via men grati i boschi,
men cari i faggi e men noioso il vampo,
s'unir potessi il mio volto al bel volto
e col mio stesso corpo al suo far ombre,
ben d'arder godrei toccando il sole.

Deh, dicesse il mio sole: anch'io sto in foco
però non cercar più ombra ne' boschi,
che vo' che 'l volto mio tempri il tuo vampo.

[Questo componimento fu probabilmente diretto al MANELLI, quantunque
il _sacro volto_ lasci credere trattarsi di qualche porporato.]

LVI.

Alma del vero bel chiara sembianza,
a cui non può far schermo nè riparo
così gentil e cristallina stanza
che non mostri di fuor l'altero e raro
splender, che sol ne da ferma speranza
del ben, ch'unqua non fura il tempo avaro:
deh! fa, se morta m'hai, ch'in te rinnovi
acciò di doppia morte il viver pruovi.

[CRESCIMBENI. _Istoria della volgar poesia_, ecc., ediz. cit., vol. I,
pag. 36.]

LVII.
_(cod. Vat. Ottob. 1595, c. 119)_

Lieto viss'io sotto un bianco lauro
e vivrò fin che 'l bianco amor m'infondi
non per ornar le tempie d'ostro e d'auro
ma sol delle tue sacre altiere frondi;
ma poi che più e più volte il sole in Tauro
tornato fa che i suoi bei crini ascondi
se s'affredda stagion mutarà il corso,
i frutti seccarà, le frondi e il dorso.