Giacquesi con lei Giove, e tante notti
giacque con lei, quante del santo coro
son le dotte sorelle. E poi che Febo
nove volte ebbe visto l'auree corna
rifarsi al lume suo rotondo specchio,
tante chiamò Lucina al suo soccorso
la bella ninfa, e d'altrettanti parti
madre divenne. O ben felice madre
il mondo adorno ha il tuo fecondo ventre.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.

Venute in luce le felici piante,
de' cui be' fiori e de' cui dolci frutti
dovea goder il cielo e 'l nostro mondo,
il sommo padre di sì bella stirpe
tutto gioioso i teneretti germi
degni intendendo di più degno suolo,
che di suolo terren, fece pensiero
di voler trapiantar la nova selva
ne le splendenti sue felici piaggie.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.

De' cieli d'uno in uno il re de' cieli
donò loro il governo ad una ad una;
e d'una in una a loro i nomi impose.
Quella cui diede il cerchio in cui si mira
errar d'intorno con cangiati aspetti,
la dea de la cornuta e bianca fronte,
fu la bella Talia, la cui virtute
fa verdeggiando germogliar gl'ingegni
di verdura immortal di fiori eterni.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.

Toccò a Mercurio seguitar l'impero
de la placida Euterpe, a la cui voce
s'empion l'alme di gioia e di diletto.
S'accompagnò con l'alma dea di Cipri
Erato bella, che ne l'alme inesta
quel caro germe ch'è chiamato Amore;
e Melpomene ascese al quarto lume,
e la spera di lui tempra e rivolve
col canto suo, ch'è pien d'ogni dolcezza.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.

L'ardente spirto del superbo Marte
ogni orgoglio deposto, non rifiuta
di dar orecchie a la famosa Clio.
A Tersicore diede il re superno
che de la stella sua fosse compagna,
tutto invaghito di sua allegra vista;
e di Polinnia gode il padre antico
notando l'armonia del vario suono
e la memoria de le cose belle.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.

Urania su volando altera salse
fra mille lumi, ed or in or s'aggira
lieta del suo bel ciel cantando intorno.
Calliope non ebbe proprio nido
dal sommo padre: ei volle ch'in ciascuna,
de l'altrui stanze fosse la sua stanza:
e le buone sorelle a la sorella
congiunte in dolce amor, in dolci accenti
cantando insieme fan dolce armonia.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.

Signoreggiano in cielo, e 'n su la terra
han signoria quell'anime celesti:
e ciascuna di lor da la sua spera,
Calliope da tutte il lor valore
spargon quaggiù ne i più chiari intelletti.
E qual del divo spirto ha l'alma ingombra
a lui s'apre Elicona: a lui le chiome
cingono i lauri: a lui non si disdice
spenger la sete al fonte d'Aganippe.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.

Ma che novo furor m'ha 'l petto ingombro
di voler col mio calamo palustre
sonar di lor, ch'a i sempiterni Divi
rotando tuttavia l'eterne spere,
de le lor voci fan dolce concento?
Mercè dive, mercè del novo ardire
non vi chiamai nimico, e non mi vanto
di cantar vosco a prova. Anzi 'l desio
onde 'l vostro valor m'ha l'alma accesa
mi mosse a ragionar de i vostri onori.
Tornate, o sante Dive, a i vostri allori.

Tornate Dive; tornin l'altre e meco
rimanga la dolcissima Talia;
rimanti, o Diva, con colui che sempre
teco è col core. O Musa a le mie rime
basta la tua virtù. Tu 'l mio Elicona,
tu 'l mio Parnaso se': tu se' 'l mio Apollo:
tu con l'ardor de' begli occhi sereni
accendi entro 'l mio cor sì chiaro foco,
che l'invidia del tempo in alcun tempo
non potrà spegner mai la nostra luce.
Tu con la soavissima favella,
col dolce suon, con le celesti note
e con la leggiadria del chiaro stile,
me togliendo a me stesso, a dir m'invii
cose, ch'i' spero, che fra questi boschi
si serveranno ancor dopo mill'anni.
E trovando Talia per mille tronchi
scritto per la mia man, trovando Mopso
scritto per la man tua, n'avranno ancora
diletto e invidia la futura gente.

O che parlo? Il tuo aspetto a dir m'ispira
quantunque io parlo; tu mia lingua movi,
tu mi porgi i concetti e le parole.
O mia musa, o mio amor. E qual fu mai
più glorioso amor che la mia Musa
è 'l mio amor, e 'l mi' amor è la mia musa?
Dolce amor, dolce musa: e non vaneggio;
non è 'l mio sogno; no, che viva e vera
ti veggio alma mia diva; e tal ti scorgo
qual ti scorgono e Febo e tue sorelle
a l'onde di Permesso; e qual ti scorge
la sorella di Febo entro al suo giro.