Quant'è la gioia mia? Con voi ragiono
riposti orrori e solitaria riva:
e prego che fra voi si stian sepolte
le mie parole: e voi piacevoli aure
fermate l'ali e eco non risponda:
non risponda eco a me, che la sua doglia
mal si conface al mio gioioso stato.
Chieggio silenzio, acciochè fuor non s'oda
per la mia bocca l'alta mia ventura,
che d'invidia potria colmare altrui.
Quella, ch'un tempo per l'erbose sponde
de l'ampio laco de l'antica Manto
fece tenor cantando al gran Menalca:
quella, quella or risponde al vostro Mopso.
Volgi a me i lumi o diva, ch'in que' lumi
godo del ben del ciel: la lingua snoda
dolce mio santo amore; da quella lingua
sente 'l mio cor dolcezza più ch'umana.
O dolce il veder mio s'eternamente
gli occhi affisassi dentro a tuoi begl'occhi,
e tu gli occhi affisassi a gl'occhi miei:
o dolce udir, se 'l suon dolce e soave
sonasse eterno dentro a le mie orecchie,
dentro al cor penetrando, e dentr'a l'alma.
O dolci i miei pensier, se al mio desire
s'unisse il tuo desir con tanto affetto
che fosse una la mia con la tua voglia.
O mia Diva, o mio amor, se del tuo amore
e se del tuo favor tanto cortese
sarai a l'alma mia, che le mie rime
s'ergan sopra l'invidia, e i miei pensieri
sian pensier di letizia, in su la foce
del Formion, là dove il bel Sermino
quinci le dolci e quindi le salse onde
bagnan d'intorno, un venerabil tempio
sorgerà al nome tuo; quivi i pastori
soneran sempre a te cetre e zampogne:
e di fior sempre, e sempre di verdura
si trecceranno a te ghirlande fresche.
E da i colli e da l'onde, i Dei silvestri
e le ninfe e i tritoni, incoronati
di liete frondi, a te festosi giri
faran dolce iterando il tuo bel nome:
e fra gli altri la bella, la più bella
ninfa ch'abbia tutt'Adria in alcun scoglio
Egida bella l'onorate tempie
cinta di rami di felice oliva,
Talia cantando, e 'l nome di Talia
risonando d'intorno, e poggi e valli,
sopra i sacrati altari in fochi eterni
spargerà lieta a te con larga mano
in sacrificio gli odorati incensi.
Te col divo splender de i lumi santi,
col dolce riso e con la chiara voce,
ferma o Diva, e col cuore il mio bel voto.
V.
LA LONTANANZA
Mopso, solo.
È già gran tempo o Muse il mio suggetto
l'amor di Mopso, e voi beate Dive
sete 'l suo amore. Or il dolente Mopso
dal dolce amato nido e dal suo bene
fatto lontan, va empiendo selve e campi
di dolor, di sospiri e di querele.
Contan le ninfe che fra gli altri un giorno
lungo la riva, su verso le fonti
del vago Po salendo, a tali accenti,
a sì pietosi, a sì dogliosi accenti
allargò 'l fren, facendo in ogni verso
gemer le sponde al nome di Talia;
che le triste sorelle di Fetonte
obliando 'l lor duol, al suo dolore
porsero orecchie, e vinte di pietate
largaro il corso a non usati pianti.
Or qual fosse il suo pianto o santo coro
ditelo a' boschi nostri, e non vi annoi
di por le dotte e dilicate labbra
a le mal culte mie silvestre canne,
E tu mio dolce duol, mia amara gioia,
mio solo eterno amor, mia prima Musa,
mentr'io cantando lacrimo e sospiro
con pietate raccogli il triste canto.
Incominciate o Dee: le selve e gli antri
daran risposta al lacrimabil suono.
MOPSO. Lasso; quest'è ben dura dipartita;
dura, crudel, amara dipartita,
via più ch'assenzio amara e più che morte.
Ed è ragion, ch'estremamente amaro
mi sia 'l partir da lei che m'è più cara
che la zampogna mia, più che l'armento:
più che la vita cara e più che l'alma.
Ahi, ahi! protervo amore di te mi doglio,
protervo, iniquo e dispietato amore.
Tu con fredde paure in van sospetti
mi tenesti gran tempo, mentre ch'io
lei per Tirrenia e per ninfa del Tebro
amai languendo, ardendo e lacrimando.
Poi che 'l favor de' più benigni divi
salir mi fece il glorioso monte,
e mi fece veder fra i sacri allori
l'alto mio santo e dolce amore; e poi
che tolto via il furor di gelosia
alti e dolci pensier battendo l'ali
m'inalzavano al cielo altero e lieto;
hai tronco 'l volo a' miei gentil desiri.
Ahi lasso me dolente, e qual furore
mi conduce ad oprar la rabbia e i denti,
contro il benigno mio soave Iddio?
Mercè Signor, dolce Signor perdona
al soverchio martir che mi trasporta.
Tu la mia scorta se', tu 'l mio maestro;
tu se' 'l mio onor e tu se' la mia palma;
tu con la face tua m'hai mostro il calle
d'ir al bel monte: tu con l'auree penne
impenni i miei pensier; tu nel mio petto
scolpita hai la dolcissima Talia.
Per tante grazie a te di sacro sangue
spargerei d'or in or i santi altari,
a te arderei gl'interi sacrifici,
se non che tu (qual'è 'l tuo cor pietoso)
di crudeltà nimico, il sangue aborri.
Ma di quel, checchesia, che non rifiuti,
di fior, di lode, e d'odorati fumi,
la mia man, la mia lingua e la mia mente
a te non sieno in alcun tempo avare.