Da dolermi ho di mia crudel fortuna,
anzi di lui, che fa la mia fortuna.
Di te m'ho da doler, di te Tirinto,
crudel Tirinto, or se mai 'l petto caldo
ti sentisti d'amor: se punto amico
se' de le dotte Muse, il petto caldo
pur ti senti talor, e eterno amico
se' de l'amate Muse, ahi crudo, e come
puoi scurar dal suo amor l'acceso amante?
Come tòrre a la Musa il suo poeta?
Ben ti dovria Tirinto esser a grado
d'udir al suon di Mopso e di Talia
risponder Eco: e l'una e l'altra sponda
del tuo bel fiume: il tuo bel fiume e Eco
ti pon far fede che eia le pendici
de l'alto giogo, onde 'l Dio del tuo fiume
da l'ampio vaso versa i larghi rivi
insin là dove, per diverse foci,
si scorga in Adria, in tutte le sue rive
non ha 'l più santo ardor, nè 'l più gentile.
E tu cerchi d'opporti a tale amore.
O Tirinto crudel, se non ti move
il mio dolore e 'l mio cocente affetto,
di lei ti mova il grazioso sguardo,
ch'acceso di desir tacendo grida,
e per pietà pregando a te s'inchina.
Movati 'l suon di que' pietosi versi
in ch'ella amaramente sospirando
riprega te per l'amorosa face,
che 'l suo diletto Mopso a lei ritorni;
sia pietoso Tirinto e sia sicuro
che qual pastor, qual ninfa e qual bifolco
non ha pietade a chi d'amor sospira,
non gli ha pietade amor, quand'ei sospira.
Misero me, i' mi dolgo, e tuttavia
dilungando mi vo dal mio desio,
e per molto desio piango e languisco;
e fo col pianto mio col mio languire
pianger gli sterpi e fo pietosi i sassi.
Fera ventura, veramente fera,
che tu diva gentile e 'l tuo fedele
esser debbiate eternamente insieme
fermo suggetto a dolorose note.
Or il vago pensier va rimembrando
quelle parole tue; quelle parole,
quelle, quelle, quell'ultime parole
che mi sterparo il cor, mi svelser l'alma.
Ben è ragion ch'eternamente t'ami,
e se verace amore, se ferma fede
merta cambio d'amor, ragion è ancora
che tu, mia vita, eternamente m'ami.
Non sia mai luogo o tempo che disgiunga
da me 'l tuo amor, che mai per luogo o tempo
non sarà l'amor mio dal tuo disgiunto;
meco sia 'l tuo pensier, che 'l mio pensiero
sempre è con te. Con me sia 'l tuo desire,
che teco è 'l mio desir: sia l'alma tua
sempre con me, che teco è l'alma mia.
Così ci ricongiunga un giorno amore;
e ricongiunga con felice sorte
i pensieri, i desiri e l'alme nostre.
Lasso che 'l ragionar il pensier segue
e ragionando ognor cresce la voglia,
e crescendo la voglia il duol sormonta.
Vago fiume, alte rive, ombrose piante,
passò mai quinci, o qui mai si ritenne
pastor alcun a cui sì tristi lai,
sì cocenti sospir, sì largo pianto
facesser fede del dolor suo interno?
Ma degno è ben che mia lingua si dolga,
e che sospiri il core e piangan gli occhi.
È tolto agli occhi il sol de gli occhi santi;
il sol, ch'è solo il sol de gli occhi miei,
il sol, ch'oltre per gli occhi al cor passando
tutto l'empiea di vivi ardenti spirti;
di spirti che mia lingua a ta' suggetti
movea sovente, che per avventura
non son suggetti da ciascuna lingua.
Or sendo privo di sì altero oggetto
ragion è ben che 'l mio dolor sia solo;
e che sia la mia lingua, il cor e gli occhi,
lingua fioca, cor tristo e occhi molli.
I' vo dolente, e pur convien ch'io vada;
misero Mopso ov'è la tua Talia?
Cara Talia, ov'è il tuo fido Mopso?
O duro fato, o cruda dipartita.
Lasso, che importa a poverel pastore
quel che facciano i ricchi, empii tiranni?
Che tocca a me cercar l'armate squadre?
Inique stelle: veramente i cieli
contra me son giurati; e 'l fiero Marte
ha tant'arme commosse e tanti sdegni
per dipartirmi dal maggior mio bene.
O fortunati, a cui 'l terren natìo
è fermo seggio e certa sepoltura:
fortunati bifolchi voi se 'l giorno
i buoi giungete e col gravoso aratro
sottosopra voltate i duri campi,
non v'è negato almen tornar la sera
a le capanne vostre, a i dolci alberghi,
a le dilette vostre compagnie.
Voi non arate il periglioso suolo
del tempestoso mar: voi gli alti gioghi
non varcate giammai de l'orrid'alpi;
voi non bevete le straniere fonti.
È 'l lungo cammin vostro a la cittade,
a la città, al mercato; e quindi il sole
che v'ha condotti ancor vi riconduce.
Voi fortunati e sfortunato Mopso:
ei da quel dì ch'al sol pria gli occhi aperse
non ha potuto ancor pur una volta
dir: qui sarà domane il mio soggiorno.
Ma da la patria ad estrani paesi
dal Tebro a l'Istro e dal Po alla Garonna,
d'oltre il Carnaio a l'ultimo Oceano,
e dal Vesuvio a gli alti Pirenei
errando ognor, è stato a tutte l'ore
perpetuo strale a l'arco di fortuna.
Misero Mopso! O patria, o patria cara;
o grande Antiniano, o bel Sermino,
o vago Formione, o scoglio amato
quando sarà ch'io vi rivegga e dica:
quel poco omai di vita che m'avanza
mi vivrò pur tra voi, ch'è quel ch'io bramo?
Il grande Atiniano, il bel Sermino
il vago Formion, l'amato scoglio
a me è Talia. Talia mi renda 'l cielo
ch'è Talia la mia patria e 'l mio riposo.
VI.