LA SCONCIATURA
Mopso, solo.
Torniamo, o Muse, ai pianti e ai sospiri:
nostro soggetto or son sospiri e pianti.
Il vostro Mopso si consuma e strugge.
Or mentre io ch'io con lui mi lagno e ploro
seguite o dive le dolenti note.
FEDEL mio, se 'l mio Mopso men fedele
fosse in amor, i' vi so dir per vero
che fora la sua vita men dolente;
ma suo costante amor sua ferma fede
di vento di dolor, d'amaro umore
gli tien ognor il petto e gli occhi pregni;
e voi il sapete pur, ch'alcuna volta
gli occhi affissate in lui tutto pietoso.
Or se la vista del suo aspetto solo
può pietade inestar ne gli altrui cori,
che dovran far i dolorosi lai?
Il miserel ad or ad or s'invola
al vulgo e ai pastori; e in qualche bosco
in qualche antro riposto si raccoglie;
quivi s'asside, e quivi s'accompagna
or con un tronco antico, or con un sasso:
e di sé privo, col pensier dipigne
il dolce amato viso; in quel ritratto
gli occhi e l'animo affisa: in quel si specchia;
con quel ragiona; e quel tanto ha di pace
quanto 'l ritiene il dilettoso inganno.
Poi ch'in sé è ritornato, il duolo immenso
non capendo ne l'alma, si disgombra
per lo petto, per gli occhi e per la lingua
in spirti accesi, in lacrimosi rivi,
in fiochi, rotti ed angosciosi accenti.
I' pascea un dì 'l mio armento per le piagge
del bel Tesin: e così passo passo
per la sua riva errando, il piè mi scorse
là ov'io sentì dolersi quel meschino
con le fere, con l'acque e con gli sterpi.
E quanto con la mano ir seguitando
potei 'l suo dir, le triste sue querele
diedi a serbar ad una antiqua quercia.
Or, a voi di ridirle è 'l mio pensiero:
e voi cui talor visto ho 'l petto caldo
di caldo amore, e che di vera fede
portate il nome, con pietate udite
gli acri lamenti del fedele amante.
MOPSO. O mia cara Talia, m'ha dunque il cielo
disposto ad amarti perch'amando i' pera?
Ben poss'io dir che quanto gira il sole
non ha la nostra età più ardente foco:
non più gentil, non più lodevol foco
che sia 'l mio foco, e posso dir ancora
che non ha 'l mondo e non ha 'l secol nostro
alcun del mio più sventurato amore.
Bella, vaga, gentil, dolce Talia,
vaga e dolce Talia, ma non men cruda
che vaga e bella e che dolce e gentile:
perché crudel? Perché se tante voci
e se tanti sospir, se tanti pianti
ti mando d'or in or giù per quest'acque,
alcun tuo accento a me non mai ritorna?
Perché s'ami 'l tuo Mopso, a le sue pene
non hai pietate? E se pietà ti move,
che non porgi al dolente alcun conforto?
Misero Mopso, e sarà dunque il vero
quel, che per tutti i boschi ognor ribomba
del breve amor, de' mal fermi pensieri
del sesso feminil? Ahi! dunque lasso
avrò senza 'l suo amor da stare in vita?
Non sarà il ver, sebbene e pastorelle
e Ninfe, e Driadi e Naiacli, e Napee
son di mobil voler; però non voglio
dir che sia 'l suo così mutabil core.
Non è la mia non è cosa mortale,
non Naiada, non Driada od altra Ninfa;
ma de l'eccelse eterne abitatrici
de le spere celesti, una di loro
è la mia diva: e col suo divo spirto
nel cor mi spira l'alte cose belle.
O pur non sia fallace il creder mio.
Or mi sovvien, ch'ancor de l'alte dive
son mal stabili i cori. E quante volte
mutò voglia e amor la dea di Cipri,
la dea del terzo ciel? Di lei mi taccio.
Ma la bianca, la fredda e casta luna
come fu fida, lasso, al fido amante?
Il sanno gli alti boschi, ch'alcun tempo
vider Pan lieto e tristo Endimione.
Mal fida luna, avara luna; e troppo
grande argomento de l'incerta fede
de le mutabil, de l'avare voglie
del femineo desir. Chi mi conforta
in sì novo dolor? Su per le rive
del vago Po non mancano i pastori:
non mancano i leggiadri e bei pastori,
non i ricchi pastor di grassi armenti.
Ma non di gregge mai, non mai d'armenti
vidi vago 'l suo cor. Gli umil disiri
sdegna quell'alma sopra ogni alma altera.
Non per fior giovenil, non per tesoro
apron le sante Dive il santo monte.
Nè per fior giovenil, nè per tesoro
dee la mia Diva altrui largare il petto.
Caro a Talia di Mopso è il dolce canto
pien d'alti spirti e di gentili ardori.