Or non ha 'l Po di più soavi note?
Di più gentil, di più leggiadri spirti?
Dolente me: di quanti or mi sovviene
chiari pastor ch'alberghin per le sponde
dov'alberga 'l mio ben, tante punture
mi sento al cor. Ahi! ch'ella non rivolga
gli occhi altrove e l'orecchie e i pensieri.
Chiari pastor, deh! no, deh! no per Dio,
tant'oltraggio al buon Mopso. O Musa, o Diva:
o mia Musa, o mia Diva, il tuo buon Mopso,
il tuo devoto il tuo costante Mopso,
il tuo sincero il tuo verace amante,
il tuo fedel pastor il tuo poeta,
vive egli, o Diva, caro e solo albergo
de la sua vita? Ei vive, s'in te vive
la memoria di lui, s'a l'alma sua
dal petto amato non hai dato il bando.
Ahi, qual fora 'l mio stato o triste core,
(tolga Iddio tale augurio) quale stato
fora 'l mio s'a la mia dolce Talia
fosse a grado d'udir ch'altri che Mopso,
mia le dicesse. O pria fra questi boschi
aspra, selvaggia fera, e l'unghie, e i denti
contro me adopre; l'affamate voglie
di mie tremanti membra e del mio sangue
sbramando fiera e pia, finisca a un punto
il mio amor, il mio duolo e la mia vita.
VII.
TIRRENIA
Cosa propria d'amante è, Nobilissima signora mia, desiderare di esser
sempre e interamente unito con la persona amata, e di qui è che oltra
il desiderio il quale io ho che l'anima mia sia con la vostra
indissolubilmente congiunta, bramo ancora che i nomi nostri insieme
siano eternamente letti e che insieme vivano chiari e immortali. E per
tanto, oltra le molte altre rime alle quali l'amor vostro m'è stato
Elicona e voi stata mi sete Musa favorevole, mi è novamente venuto
fatta una mia composizione per avventura più affettuosa che
artificiosa, nella quale ingegnato mi sono di far un disegno di voi
più particolare che altro il quale insino ad ora io abbia visto che
sia stato fatto da altrui. E se io non ho così dotta mano che di voi
possa fare un vero ritratto, penso avervi almeno ombreggiata in
maniera che siccome dalle ombre delle bellezze superiori gli animi
nostri di grado in grado al disio della vera bellezza sono tirati,
così da questa ombra da me fatta di voi, i più gentili spiriti
potranno salire alla considerazione di quel vero ch'è in voi; or quale
che ella si sia, tale la vi mando nè altro vi dirò se non che se un
altra figura poteste vedere con gli occhi corporali la quale io porto
già gran tempo nell'animo e di quella farne comparazione con voi
stessa, sono securo che voi medesima non sapreste discernere se in voi
o in me sia più vera l'imagine di quella forma ab eterno conceputa
nella mente di Dio, alla cui simiglianza vi fabricò natura quando ella
volse
Mostrar quaggiù quanto lassù potea.
Interlocutori.- DAMETA e TIRSE
L'erboso prato e i verdeggianti allori,
l'aura soave e 'l bel rivo corrente,
m'invitan seco a far lieto soggiorno
e ragionar del mio soave foco.
Muse, Muse, mentr'io di lei favello,
avvolgetemi alcun di questi rami
intorno al crine, e non mi siate avare
del favor vostro: i' canto il vostro onore.
E tu, TITIRO mio, mcntr'io ricorro
quel che mi detta Amor, le mie parole 10
va ricogliendo, e 'n quel surgente tronco
le ripon di tua man; col tronco insieme
sorgeranno il suo nome e i nostri amori.
T. Dunque avrò da lodar la mia fortuna,
che qui a quest'ora ha volto il mio camino;
che, se brami DAMETA ch'el suo nome
per le piante si legga, non ti dee
noiar che TIRSE, tuo fedele amico,
l'oda sonar ancor per la tua lingua.