D. Di ragionar di lei sazio nè stanco
esser non poss'io mai; poi vizio fora
non sodisfare a sì giusti disiri.
Or porgi orecchie al chiaro nascimento. 270
In quelle parti ove si corca il sole,
si stende un'onorato ampio paese,
lo qual da l'oceano e dal mar nostro
è cinto d'ogni intorno, se non quanto
lunga costa di gioghi s'attraversa:
e questi son chiamati i Pirenei.
Da questi monti un gran fiume discende,
il qual porta tributo al sale interno,
e IBERO è 'l suo nome: or quanto serra
il giogo, e l'acque dolci, e l'acque salse, 280
vien nomato ARAGON. In quel paese
già surse un'onorata e chiara stirpe
ch'in tutti que' confìn co 'l suo vincastro
diede legge a' pastori ed a' bifolchi;
e questa dal paese il nome tolse.
Poi co 'l girar del ciel volgendo gli anni
passò l'alto legnaggio a i nostri liti,
a gl'italici liti; e s'alcun nome
ci fu mai chiaro o altero, sopra gli altri
questo gran tempo risonar s'udìo. 290
Che donde di là in Adria il fiume Aterno,
e di quà passa il Liri al gran Tirreno,
quanto circonda 'l mar fin là ove frange
l'orribil Scilla i legni a i duri scogli,
e quanto ara Peloro e Lilibeo,
solea già tutto a la famosa verga
del generoso sangue esser soggetto.
Or fra molti altri uscìo del chiaro sangue
un gran pastor, che di purpuree bende
ornato il crine e la sacrata fronte, 300
com'amor volle, un giorno per le rive
del vago Tebro errando, a gli occhi suoi
corse l'aspetto grazioso e novo
de la bella IOLE. Questa tra le sponde
nata del Re de' fiumi, ove si parte
l'acqua del suo gran fiume in molti fiumi,
avea cangiato 'l Po coi sette poggi:
e di questa 'l pastor, di ch'io ragiono,
caldo di dolce amore fe' 'l grande acquisto
di lei, ch'or m'arde il cor d'eterno amore. 310
T. Già non si convenìa men chiaro seme
per dare al mondo pianta sì gentile.
D. E non si convenìa men chiaro loco
al gran concetto e al glorioso parto
che l'onorate piaggie trionfali
de l'almo Tebro, il quale andar si vede
non men superbo che tra le sue arene
sia germogliata pianta sì felice,
che di solenne alcun altro trionfo.
T. Dunque felice il luogo, e 'l seme, e 'l ventre, 320
onde frutto sì eletto al mondo nacque:
e più felice a cui dal cielo è dato
gli occhi affissar nel lume de' begl'occhi,
ai dolci accenti aver l'orecchie intente,
e aver de gli occhi e de gli orecchi aperte
le porte a l'alma e aver l'alma rivolta
a la beltà del doppio eterno oggetto
da salir sopra 'l cielo. E sopra ogn'altro
felicissima lei, ch 'l gran legnaggio
e l'alto onor del bel nido natìo 330
vinto ha col pregio del valore interno.
Ma mentre abbiam la lingua e 'l cor rivolti
al tuo bel Sole, è già 'l celeste sole
presso che giunto a l'ultimo orizzonte:
perché buon sia che diam luogo a la sera.
D. Vanne felice. Io pria che 'l vago piede,
rivolga altrove, questa bella pianta
sacrare intendo a lei, cui 'l petto ho sacro
con la memoria de l'amato nome
[5 O sante Dee.]
[11 raccogliendo.]
[15 ch'a quest'ora qui volto ho 'l]
[20 m'è.]
[23 Eccomi presto.]
[24 il cui valore.]
[25 cerchi inalzar con le tue.]
[44 Non è in alcuno il suo splendore scemo.]
[48 Nel core ha impresso.]
[60 eterni lampi.]
[63 fan tutti.]
[76 ben da te.]
[127 Nel tempo che.]
[128 Sue molli.]
[147 Del real fiume.]
[174 Agevolar solea l'aspro sentiero.]
[205 Bastar ben ti puote.]
[225 e d'or in ora.]
[231 Leggesi.]
[233 col suo nome eterna vita.]
[252 L'aria addolcisca donde i vaghi augelli.]
[261 Ma perché avvenir suol ne i nostri cuori.]
[262 Che spesso l'un disio dall'altro sorge.]
[289 chiaro sopra gli altri nomi.]
[290 Questo oltra gli altri risuonar s'è udito.]
[314 beato parto.]
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