[42]. Epist., XIV, 12.
[43]. Questa corrispondenza di Gregorio con la fiera regina dei Franchi ha chiamato su lui il rimprovero d'alcuni storici. Secondo essi Gregorio non avrebbe dovuto trattar con forme tanto amichevoli una donna di cui la memoria è discesa ai posteri così macchiata d'infamia. Il rimprovero non mi par giusto. La Chiesa pativa a quel tempo grave danno nelle Gallie per le frequenti elezioni simoniache dei vescovi, e contro questo scandalo Gregorio appuntava tutte le sue forze adoperandosi del continuo presso Brunichilde affinché s'inducesse a farlo sparire. Il Pontefice adunque trattando con quella singolar donna trovavasi in posizione assai delicata e difficile, della qual cosa è da far conto nel giudicare la condotta d'un uomo la cui virtù e la purezza delle intenzioni sono riconosciute dall'universale. Più grave parrebbemi l'altro rimprovero che gli è mosso per la lettera colla quale riconobbe l'autorità del tiranno Foca usurpator sanguinoso del trono di Costantinopoli, ma pur qui è da riflettere alla responsabilità che pesava su Gregorio per la sorte di tanto popolo che si volgeva a lui come ad unico protettore, e di cui, come si rileva anche dalle lettere citate qui sopra, egli aveva invano narrate le miserie e difesi fieramente i diritti innanzi al predecessore di Foca.
[44]. Non ricordo se altri l'abbia notato: a me pare non improbabile che la leggenda di Beda tragga in qualche modo origine dalla fuga da Roma che, secondo il biografo suo Giovanni Diacono, Gregorio tentò per sottrarsi all'onore della dignità papale.
[45]. Johann., V, 17.
[46]. Luc., V, 7.
[47]. Epist., XI, 36.
[48]. Sancti Gregorii Papae, Dialogorum Libri IV, de Vita et miraculis Patrum italicorum et de aeternitate animarum.
[49]. Cfr. A. Vogeler, Paulus Diaconus und die Origo gentis Langobardorum. Berlin, Gaestner, 1887.
[50]. «Possiamo credere che il monaco (Secondo), come altri dopo di lui, si sia limitato a registrare i fatti più notevoli di cui fu testimonio, o che giunsero a sua notizia. Lavoro ad ogni modo prezioso, massime per quei tempi, e da considerarsi come l'ultimo riflesso della cultura romana nel Trentino. Non sono difficili a rintracciarsi i passi dove Paolo s'ebbe a giovare della Historiola. Oltre alle notizie d'accidenti atmosferici e d'inondazioni, di carestie e di altri disastri che travagliarono le regioni alpine e la valle dell'Adige, sono certamente desunte da Secondo le informazioni intorno alle imprese del duca Evino, ai dissapori fra il duca Gaidoaldo e al re Agilulfo, ed al battesimo di Adaloaldo. Ma soprattutto i capitoli IX e XXXI del terzo libro di Paolo sono desunti da Secondo e narrano fatti taciuti dagli altri cronisti e molto importanti per la storia dei Longobardi in relazione coi re Franchi e i Duchi Bavari.» Così B. Malfatti, I Castelli Trentini distrutti dai Franchi, in Archivio storico per Trieste, II, 289.
[51]. Wattenbach, op. cit., vol. I, c. 2, § 6.