[62]. «Il Libro Pontificale utilissimo per le preziose notizie che ci fornisce delle riparazioni e de' lavori fatti da romani pontefici in que' luoghi venerandi» (le catacombe).... De Rossi, Roma sotterranea cristiana, I, 8. Roma, 1864. Lo stesso De Rossi e il Duchesne pongono la data della primitiva redazione del Liber al principio del sesto secolo. Il Waitz riteneva, e con lui s'accordano lo Harnack ed il Mommsen, che questa data debba portarsi al secolo settimo, ma il Duchesne non s'arrende a questa opinione.
[63]. Gesta Episcoporum Neapolitanorum edidit G. Waitz, nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica. Per queste notizie sul testo delle Gesta seguo l'autorità del Waitz e quella del Capasso che ne ha pubblicato dopo il Waitz un'altra eccellente edizione col titolo di Chronicon Episcoporum S. Neapolitanae Ecclesiae corredandola di note dottissime. Entrambi questi eruditi lavorando contemporaneamente e indipendentemente un dall'altro, sono arrivati a molto simili conclusioni intorno al testo del libro e agli autori di esso. Noto tuttavia che il Waitz reputa che l'anonimo autore della prima parte abbia scritto sul finire del secolo ottavo mentre il Capasso reca gravi ragioni per credere ch'egli scrivesse verso la metà del secolo nono. Monumenta ad Neapolitani Ducatus historiam pertinentia.... cura et studio Bartholomaei Capasso, vol. I. Napoli, 1881.
[64]. «De Petri subdiaconi auctario, utpote minimo, nihil singulare dicendum est.» Capasso, Op. cit.
[65]. Il signor abate Duchesne vede una relazione tra alcuni passi di Agnello ed altri del Pontificale Romano, ma a me questa relazione non par chiara abbastanza.
[66]. Dalla prefazione al Liber Pontificalis di Agnello pubblicato nel volume Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX dei Monumenta Germaniae Historica.
[67]. «Cadaver namque per novem menses sepultum de sepultura extraxisti. Si interrogabatur quid responderet? Si responderet, omnis illa horrenda congregatio timore perterrita ab invicem separata discederet.» Intorno a questi polemisti è da vedere come fondamento a quanto se ne è detto appresso, lo studio del Dümmler, Auxilius und Vulgarius, Lipsia, 1866. Il Dümmler pubblicò la Invectiva insieme con l'edizione delle Gesta Berengarii di cui si terrà parola più innanzi. Cf. anche il Wattenbach, Op. cit., I, 305.
[68]. Nel render conto di questi scritti monastici non posso seguir sempre l'ordine cronologico come ho cercato di fare finora. In qualche caso per motivi di affinità che il lettore potrà veder facilmente, mi è stato necessario aggruppare insieme alcuni scritti lontani di tempo fra loro, oltrepassando fors'anco il tempo che dovrebbe limitare questo capitolo.
[69]. Un frammento della Constructio fu pubblicato dal benedettino Caetani, secondo il testo unico che se ne conserva, nel terzo volume degli Acta SS. Ord. S. Benedicti, e riprodotto nella raccolta dei Bollandisti al volume terzo di settembre. Il Bethmann pubblicando per primo l'intero testo nei Monum. Germ. Hist. SS., vol. XI, credette che esso contenesse la Constructio completa e genuina quale prima fu scritta. Il dotto tedesco, del resto assai benemerito degli studi farfensi, era in errore, e l'amico mio Ignazio Giorgi ha dimostrato con evidenza che il vero testo originale è perduto. Archivio della Società romana di Storia patria, anno II, p. 409.
[70]. Stimo tuttavia opportuno il riferire un tratto in cui si accenna all'opera colonizzatrice del monachismo, la quale sembrami essersi poi continuata in Italia anche verso la metà del nono secolo quando molti monasteri eran caduti giù nel più profondo della corruzione. In questo passo che segue, Tommaso di Morienna consiglia i tre giovani a fondare il loro monastero sulle rive del Volturno: «Est autem, dilectissimi filii, locus, ad quem vos ire desidero, in Samnii partibus super ripam Vulturni fluminis, ubi initium sumit a mille fere passibus. In quo videlicet loco situm est oratorium martyris Christi Vincentii nomine dedicatum; ex utraque vero parte fluminis silva densissima, quae tantum habitationem praestat ferarum latibulaque latronum. Omnipotens autem Dominus, cui vos famulatum exhibere desideratis, et vos in eodem loco illaesos servabit et cunctis iter agentibus a timore latronum pacatum atque securum constituet, necnon et erutis dumis ac sentibus, lignis fructiferis habundare faciet. Ite, ait, filii, ite, et in eodem loco, sine metu cuiuscumque permanete.» Vita Paldonis Tatonis et Tasonis Vulturnensium, nel volume citato degli Scriptores Rerum Langob. et Ital.
[71]. Di tutti questi scritti farfensi sta per comparire una nuova edizione nelle Fonti per la storia d'Italia pubblicate dall'Istituto Storico Italiano.