[72]. Par che il cronista alluda ai soldati lasciati in Roma dagli imperatori Franchi. Cfr. Waitz nelle note a questo passo.
[73]. Chronica S. Benedicti Casinensis, ed. G. Waitz nel volume degli Scriptores Rerum Langob. ed Ital. nei Monum. Germ. Hist.
[74]. Dal volume citato qui innanzi tolgo i titoli di alcuni cataloghi che hanno relazione colla storia e specialmente colla longobarda. Sono i seguenti: Catalogus regum Langobardorum et ducum Beneventanorum (è quello da cui traggo il brano tradotto qui sopra), Catalogus comitum Capuae, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Brixiensis et Nonantolanus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Venetus, Catalogus regum Langobardorum et Italicorum Lombardus, Catalogus regum tuscus, Catalogus regum Italicorum Oscelensis, Catalogus imperatorum, regum Italicorum, ducum Beneventanorum et Spoletinorum Farfensis. Nel medesimo volume sono anche pubblicate una breve vita piena d'interesse di Sant'Anselmo fondatore della Badia di Nonantola ripubblicata dal Bortolotti nella sua Vita di Sant'Anselmo, Modena, 1892, e diversi racconti di traslazioni di reliquie meritevoli anch'essi d'attenzione. Com'è noto, nei secoli rozzi e superstiziosi dei quali si tiene discorso, tanto avida era la smania di possedere reliquie di santi, che spesso ora con buone or con male arti, esse venivano tolte da una terra e trasportate in un'altra. Sotto il nome generico di translationes trovansi negli atti dei santi frequenti narrazioni di questi trasporti, le quali assai volte hanno un carattere storico.
[75]. Erchemperti historia Langobardorum Beneventanorum, ed. G. Waitz, in Scriptores Rer. Lang. et Ital. saec. VI-IX.
[76]. Cronicon Salernitanum in Mon. Germ. Hist. SS. III e cfr. Schipa, Storia del principato longobardo di Salerno, Napoli, 1887.
[77]. Andreae Bergomatis historia, ed. Waitz in Script. Rerum Lang. et Ital. saec. VI-IX.
[78]. Panegyricus Berengarii Imperatoris, in Monum. Germ. Hist. SS. IV. Un'altra edizione ne aveva già dato il Duemmler preceduta da uno studio notevolissimo: Gesta Berengarii Imperatoris, Beiträge zur Geschichte Italiens im anfange des zehnten Jahrhunderts, Halle, 1871. Cfr. anche Wattenbach, Op. cit., I, 310. È notevole pure una lunga poesia in metro saffico dettata a Verona in lode del vescovo Adalardo che sembrami tanto più degna di nota perché pare accertato che anche il panegirico di Berengario uscì da penna Veronese. Alcuni altri versi di carattere indirettamente storico furono compilati da autore anonimo nell'anno 876 in lode del vescovo Azzone d'Ivrea ma non hanno nessun valore. Anche vuolsi far menzione dei versi composti da un monaco irlandese in lode dell'arcivescovo di Milano Tadone (A. D. 861-869, Ughelli, Italia sacra, IV, 83. Ed. Venezia, 1719) e di Lotario imperatore. Queste produzioni poetiche attestano la presenza di letterati stranieri in Italia e collegano il nostro paese con un movimento letterario che uscito d'Irlanda sparse una certa luce di civiltà in parecchi luoghi d'Europa. E qui mi corre il caro obbligo di ringraziare pubblicamente il conte Costantino Nigra che in una dotta lettera mi corresse amorevolmente d'alcuni errori nei quali inceppai toccando di tale argomento nella edizione inglese di questo libro. E aggiungerò, approfittando di quanto l'illustre celtista mi scrisse, che il codice da cui furono tolti que' versi ne contiene altri, scritti probabilmente dallo stesso monaco irlandese, in lode di un Sofrido, ch'egli identificava col vescovo Sofredo o Seufredo che pontificava in Piacenza negli anni 858-867, ed in lode del Duca Lodfrido ch'egli identificava col Duca di Trento vivente nell'845. Inoltre qualche altro verso nel codice fa menzione di Angilberto Pusterla immediato predecessore di Tadone (A. D. 827-861, Ughelli, Italia sacra, IV, 79). Ermanno Hagen ha pubblicato tali versi nella raccolta intitolata Carmina medii aevi.... inedita, ex bibliothecis Helveticis collecta. Bernae, Froben, 1877. Li trasse da questo codice prezioso che si conserva ora nella biblioteca di Berna e di cui lo stesso Nigra nella Revue Celtique (luglio 1875) diede una descrizione assai precisa. In esso si contengono parecchie materie d'argomento vario, «e poi,» mi scriveva il conte Nigra, «nelle pagine rimaste vuote e di mano posteriore ma irlandese, i versi sopradetti, iscrizioni, prove di penna e chiose marginali e interlineari, non copiose, alcune delle quali in lingua irlandese del IX secolo. I nomi propri scritti nei margini appartengono alle tre nazionalità, irlandese, longobarda ed italiana. Fra i nomi irlandesi vi è quello di Dungal, il quale da un capitolare dell'anno 823 di Lotario I imperatore fu chiamato ad istituire la scuola di Pavia (Muratori, Ant. Ital., III, 815).... Fra i nomi italiani, oltre quelli degli arcivescovi Tadone e Angilberto che sono longobardi italianizzati, vi sono quelli della maggior parte dei vescovi contemporanei dell'alta Italia. Sono notevoli alcune prove di penna nei margini scritte da mani longobarde che fanno supporre che il codice servisse alla scuola, probabilmente di Pavia. Certo fu scritto in Irlanda, ed era in Italia fino allo scorcio del IX secolo portatovi probabilmente da Dungal.» Così quell'erudito, e bene vorrei che i limiti del mio lavoro mi concedessero di stampar qui tutta la sua lettera a dimostrar sempre meglio come sia da tenere in gran conto un siffatto elemento irlandese nella storia difficile di questo periodo letterario. Certo farebbe pregevole studio chi, massime aiutandosi di paragoni paleografici, s'accingesse a indagare se vi sono traccie d'influenza irlandese nei monasteri dell'Italia centrale e del mezzogiorno.
I versi relativi ad Angilberto e a Dungal sono stati pubblicati nuovamente dal Duemmler, e quelli relativi a Tadone, Lotario, Sofrido e Lodfrido dal Traube, nei tomi II e III dei Poetae Latini aevi carolini in Mon. Germ. Hist. Il Traube dopo aver creduto anch'egli che Sofrido dovesse identificarsi col vescovo piacentino di quel nome, inclina ora a credere ch'egli fosse un nobile laico dell'Italia superiore.
[79]. Wattenbach, Deut. Geschichtsqu., I, 312. Mentre m'accordo con questa opinione, stimo debito di osservare che assai prima del Giesebrecht, la continuata esistenza delle scuole italiane era stata affermata e dimostrata dal Tiraboschi nella sua storia della letteratura. Vi accenna anche il Muratori nella Dissertazione XLIII delle Antiquitates. Su questo argomento l'Ozanam pubblicò un saggio eccellente intitolato Des Écoles en Italie aux temps Barbares, nel quale anche tien conto, forse con favore alquanto soverchio, della esistenza delle scuole ecclesiastiche. Un lavoro del signor Salvioli sulla istruzione pubblica in Italia dall'ottavo al decimo secolo, è scritto con uno spirito meno comprensivo ma è pregevole per molte indicazioni che reca. Si consulti anche A. Dresdner, Kultur und Sittengeschichte der italianischen Geistlichkeit in X und XI Jahrhunderten, Bresslau, Koelner, 1890.
[80]. Liudprandi Episcopi Cremonensis opera omnia in usum scholarum ex Monumentis Germaniae historicis recusa. Editio altera. Recognovit Ernestus Dümmler. M. G. SS. III, 264-363. Hannoverae, 1877. Per quanto si riferisce alla vita di Liudprando mi appoggio molto alla bella e concisa prefazione del Dümmler il quale restringe con grande competenza i molti studî fatti nel corso di questo secolo intorno a Liudprando, di cui peraltro tende ad esaltare forse un po' troppo il valore. E vedansi Wattenbach, Op. cit., I, 423; Koepke, De vita et scriptis Liudprandi, Berlino, 1842; Giesebrecht, Geschichte der deutschen Kaiserzeit, I, 779-81; Paolucci, Liutprando, Bari, 1883; Colini Baldeschi, Liudprando vescovo di Cremona, Giarre, Castorina, 1888; Hantsch, Ueber Liutprand von Cremona, Leoben, 1888.