[130]. I versi seguenti che descrivono rincontro di Enrico IV con Gregorio VII, serviranno a dare un'idea del verseggiare di Bonizone il quale si trovava anch'egli in quel momento nel castello di Canossa.
Ante dies septem quam finem Janus haberet,
Ante suam faciem concessit Papa venire
Regem cum plantis nudis a frigore captis
In cruce se iactans, Papae saepissime clamans:
Parce, beate pater, pie, parce michi, peto plane!
[131]. Monumenta Gregoriana, edidit Ph. Jaffé, Berolini, 1865. Alcune altre lettere sono state scoperte dipoi. Intorno a questo regesto, il Giesebrecht pubblicò una importante dissertazione col titolo De Gregorii VII registro emendando, Regiomonti, 1858. Secondo l'opinione del Pflugk-Harttung e di altri, il cardinale Deusdedit avrebbe adoperato per la sua Collectio Canonum un altro registro gregoriano, anteriore a quello pubblicato dallo Jaffé e più completo. Contraddice a questa opinione il Loewenfeld. Io qui mi limito a far cenno soltanto delle lettere di Gregorio, ma hanno pur grande valore quelle che ancora si trovano degli altri pontefici che gli furono vicini di tempo.
[132]. Per questi scrittori del Mezzogiorno, oltre lo studio che sono venuto facendo sui testi, mi giovo grandemente dell'eccellente lavoro pubblicato dal Capasso col titolo: Le fonti della storia delle provincie napoletane, nell'Archivio storico delle provincie napoletane, an. 1876. Mi hanno pure molto giovato alcune pubblicazioni inserite nell'Archivio storico siciliano, e varie opere dei due storici siciliani, il La Lumia e l'Amari. Anzi al caro e venerato autore del Vespro Siciliano e della Storia dei Musulmani in Sicilia, debbo anche speciale gratitudine per alcune indicazioni verbali che mi riuscirono utilissime.
[133]. Il nome di questo cronista era ignoto. Il prof. Gaudenzi lo ha trovato in un manoscritto della biblioteca nazionale di Napoli in cui questi Annali portano il titolo Landulphi abbatis S. Mariae de flumine apud Ceccanum Chronica. Il Gaudenzi dà questa notizia nella prefazione alla cronaca di S. Maria di Ferraria, ma non dà alcuna indicazione circa l'autorità e l'età del manoscritto.
[134]. Il Siragusa, ultimo editore del Falcando, pur mentre ne loda i pregi letterari e la mirabile eloquenza, trova soverchio questo appellativo.