Avrebbe continuato a vivere, per qualche giorno ancora. La vita non è spiacevole neppur per un anarchico. L'attuale società è la peggiore che immaginar si possa eppure non la si abbandona volentieri.

Ma un evento venne a turbare i suoi calcoli.

Erano le nove, quando bussarono.

—Chi può essere?—esclamò. La visita gli veniva importuna. Non poteva essere Marcello. Questi sapeva che c'era il campanello elettrico; non la domestica la quale aveva le chiavi dell'abitazione, per poter venire quando le sarebbe parso bene. Una visita la mattina di Natale; in quella mattina così brutta, così piena di vento, di neve, alle nove?

Andò all'uscio e lo aperse. Gli si presentò la faccia rossa di un fattorino, dal grosso naso a peperone, che brillava di una luce rossastra, intensa, e dall'alito, che puzzava di alcool. Il fattorino aveva fatto già il sacrifizio mattutino a Dio Bacco. Tra le dita, coperte da un paio di guanti di lana, una volta grigi, ed ora coperti di sudiciume, egli teneva una lettera.

—È lei il signor Giunti?—domandò.

—Chi manda?

—È lei o non è lei?—insistè il fattorino

—Date qui.

—È lei o non è lei?—ripetè il fattorino, il quale aveva fatto delle libazioni durante tutta la notte e non sembrava disposto a cedere la lettera senza aver prima risposta a quella domanda.