Giunti sentì nausea di quell'uomo.

—Se spendeste un po' meglio il vostro danaro; se invece di ricorrere al bicchierino ed ai liquori vi compraste pane, non avreste da lamentarvi—disse.

Il fattorino rise.

—Non ho bisogno di lezioni—osservò.

Giunti prese la lettera e diede al fattorino una lira di mancia. Questi neppure ringraziò. La lira gli sembrava troppo poca cosa per un uomo, il quale si vantava comunardo e predicava venuto il tempo della divisione, nel quale tutto doveva diventare proprietà di tutti.

Giunti rientrò nella sua stanza calda, ben illuminata.

—Manda Marcello. Cosa scrive?—disse, osservando la soprascritta.

Gli venne un sospetto.

—Che sia davvero vile?—domandò a se stesso. Stracciò la busta e lesse le poche righe.

—Vile!—esclamò.—Davvero vile!