Nessuno si curò delle sue proteste. Volle opporsi. La sferza lo domò; lo unirono ad altri schiavi, e lo trascinarono di notte, sulle vie addormentate, al Circo.
Vicino a lui camminava un incendiario di Roma. Questo gli mostrava la sua compassione, gli rivolgeva dolci domande, cercava di confortarlo; gli parlò del cielo, di Dio, del suo amore infinito, lo esortò alla rassegnazione. Egli gli sputò in faccia, cercò di colpirlo col gomito, coi pugni chiusi, colle catene pesanti, lo ingiuriò, gli diede del vile.
Giunsero al circo di legno, grande, costruito ieri; lo fecero scendere in un corridoio sotterraneo, cieco, e gli offersero il pasto della morte: alcuni mangiarono; altri rifiutarono. Egli pure. Non avrebbe potuto inghiottire un boccone.
Perchè non si era dato la morte là, nel deserto, a fianco del suo cavallo; perchè aveva allora prolungato la sua triste esistenza?
Passò del tempo eppoi udì un sordo vociare.
Il circo si riempie! Spicciatevi! comandò la voce del custode di quei corridoi sotterranei. Entrarono dei gladiatori, degli schiavi, strapparono ad alcuni schiavi le vesti e passarono alla loro flagellazione, che precedeva il supplizio di croce; la pelle e la carne veniva strappata a brandelli dai loro corpi. Erano gl'incendiari di Roma. Essi non si lamentavano; guardavano sereni nello spazio; qualcuno anzi sorrideva, come se provasse una grande gioia, se gustasse una dolcezza infinita. Eppoi li condussero alla crocifissione, alla morte.
Anche ad altri vennero tolte le antiche vesti e vennero indossate delle nuove; furono incoronati di fiori, mentre altri ancora venivano avviluppati in pelli di agnello, di pecora, e magari di cani, di leopardi. Essi urlavano, protestavano, si dimenavano, imploravano grazia, paventavano la morte, ma venivano allontanati. Non tutti piangevano però. Molti tacevano, pregavano; essi erano gl'incendiari di Roma!
Qua un giovinetto si acconciava alla meglio le vesti, per coprir l'ignudo petto; là un altro s'inginocchiava avanti ad un vecchio e lo supplicava: Mi benedici!
Christiani ad leones!
Questo urlo terribile, di una folla briaca di sangue, penetrava nel corridoio e giungeva alle orecchie di Ramsette e degli altri. Era la folla romana, la dominatrice del mondo, la plebe imperiale, che chiedeva sangue e voleva vittime. Altre vittime ed altre ancora andavano a pascerne la morbosa crudeltà. Nerone largheggiava di vittime. Cristiani e non cristiani, alle volte divisi, tal'altra confusi, venivano cacciati nel circo. Si distinguevano soltanto del loro atteggiamento di fronte alla morte….. Venne la volta di lui; gli tolgono le catene; vuole gettarsi sui suoi carcerieri, ma la sferza di un gigantesco decurione lo tiene domo; eppoi una voce gli dice: mostrati eroe, fa vedere a Roma come l'Africa sa morire!