Un ufficiale francese viene a spron battuto verso di lui, che si trova ad un crocevia e gli domanda con accento imperioso in un pessimo italiano:

—Quale via conduce al villaggio di….

Egli si sente bollire il sangue alla vista di quell'uniforme; ricorda la moglie, che giace malconcia, pesta a casa, sopra un pugno di fieno; ricorda le schiene piagate dei propri figli innocenti: sente un ribrezzo, un orrore dell'uniforme, uno sdegno infinito, e risponde:

—Non lo so.

Per tutta risposta l'ufficiale gli tira il frustino un paio di volte sulla testa, sulle spalle. Egli freme dalla rabbia; muggisce come un toro; è la prima volta, che una frusta sfiorasse le sue spalle; e questa è una frusta francese; spicca un balzo, vuole afferrare la frusta, strapparla dalle mani dell'ufficiale e misurargliela in collo. Non pensa alle conseguenze di un tale agire; non le valuta in quell'istante; ma anche se le avesse valutate a pieno non avrebbe agito diversamente. Una simile offesa!

Ma l'altro dà di sprone al cavallo e si allontana ridendo.

Egli lo minaccia nell'impotente collera col pugno chiuso e continua verso la città.

Alcuni carri passano: carri grandi, onusti di quadri in cornici d'oro; di volumacci enormi. I quadri sono esposti alla polvere; soffrono certo danno; le tele sono vecchie; la pittura s'impalta qua e là. Quadri magnifici, d'infinito valore. Con quanto riguardo non erano stati conservati in qualche chiesa, in qualche palazzo, in qualche galleria privata, ed ora venivano trascinati lontano, lontano. Dove?

Egli chiede ad uno dei carradori, che camminava a piedi, a fianco dei cavalli, e bestemmiava perchè c'era un po' di salita, le bestie stanche trovavano difficoltà di procedere ed essi avevano dovuto scendere per alleggerir il carico:

—Dove andate?