Il vecchio erasi sollevato sul letto grande d’una maestosa imponenza... L’avresti detto bello!... la lunga barba cadevagli sul petto e vi tremolava sopra; il capo maestosamente teneva alto, sulla sua fronte eransi appianate le rughe, il fuoco dell’animo ridesto come da focolare sotto la di cui cenere si rimuova la bragia, lampeggiava sinistramente... Egli lasciò il braccio di Marta che lo trasse intormentito e levò gli occhi al cielo quasi chiamandolo a testimone, giudice ei della colpa, a cui faceva tribunale la sua coscienza... La procella infuriava sempre più, Marta attonita guardava il vecchio alchimista la cui figura assumeva in faccia al suo spirito agitato strane e fantastiche forme... le parve intendere all’orecchio un ronzio di leggende, di fantasimi e di morti, e di diavoli che sulla groppa portavano le anime che avevano comperate, e si ricantucciò presso al fuoco ascoltando lo sbatter delle imposte scosse dal vento, il rimbalzar della pioggia sui vetri delle finestre, e sogguardando furtiva verso il letto, tal quale il vecchio si era disteso in un assopimento che assomigliava l’immobilità della morte.
CAPITOLO III. La taverna del Gallo Nero.
Dove ora si distende fiancheggiata da modesti caseggiati la contrada anticamente Via torre dello Zucchero, ora Via Tazzoli, nome che prese da uno dei nostri più illustri martiri che col sangue consacrarono la grande opera del nazionale riscatto.
A destra volgendo verso la piazzetta del Bargello, esisteva un viottolo stretto stretto; i muri laterali degli edifici che vi facevano angolo sembravano combaciarsi all’estremità del tetto e formavano una specie di vôlta sotto cui echeggiavano or le frequenti risa, or le imprecazioni con buona volontà sonore degli avventori del Gallo Nero.
La taverna del Gallo Nero aveva una rinomanza sui generis, se ne discorreva molto, e talvolta a voce molto bassa; attorno ai tavoli forniti sempre di buoni boccali vedevi maschie figure dal colorito bruno e rosso, dai capelli arricciati, colle loro maniche rimboccate sul gomito che facevan sfoggio d’una nervatura da toro; vi si giocava pacificamente una partita di carte, si somministrava qualche ceffone e si tirava dritto, per una parola di traverso.... erano buona gente affè gli avventori della taverna dello Gallo Nero! E quel caro padron Tonio.... Aveva una moglie che la faceva in barba alle dame di città!... e alle castellane di provincia!.... pesava più di 200 chilogrammi!... senza l’aggiunta delle sue dieci sottane che le davano la periferìa d’un tino; era grossa come un frate, rossa come un cocomero!.... Sapeva la storia di Guerino.... e ti parlava a mena dito della grande spada di Bovo d’Antona primo cavaliere del mondo!.. e di cui diceva che si sarebbe innamorata morta, fregiandolo dei suoi colori in onore dei quali col suo spadone avrebbe ammazzato più Turchi che ella non ammazzasse polli per gli avventori del Gallo Nero....
Guai però se l’ottima mamma Gaetana, guardando fuor della bottega avesse susurrata una parolina all’orecchio dell’ottimo marito e se l’ottimo marito, quel dabben uomo del padron Tonio, l’avesse fatta correre per l’eccellente brigata... ogni mano lasciando la tazza o la carta si cacciava a frugare il fondo d’una tasca, ed in ognuna delle tasche di quei bravi figliuoli c’era da scommettere che non mancava un buon coltello o qualch’altra cosarella!... chè i tempi correvano calamitosi, dicean essi, e il pane costava caro.
— Porta da bere, vecchio orso!... gridò uno della brigata, battendo forte col pugno sul tavolo in modo da far traballare le colme tazze dei compagni.
— Ohè!... lì!... piano colle tue smanie, Enrico... gingillo mio! Affè, cos’hai stassera?... hai veduto l’orco per istrada?... gli borbottò un vicino a cui avea fatto spandere dal bicchiere un po’ del suo vino.
— Ho... ho... borbottò l’apostrofato con mal umore crescente, che m’avete fatto liscio come un uovo!... ma... dannazione dell’anima mia! che raddoppio la posta!...
— Raddoppia la posta... sogghignò un compagno urtando nel gomito un omaccione corpulento il quale andava sfogliando le carte in attesa che si sciogliesse la questione.