— Che ci hai a ridire tu... eh?... ribattè di nuovo Enrico a cui il mal umore montava al capo coi vapori del vino... tienti in gola quei tuoi sogghigni o che a quella tua strozza nata fatta pel boja, fo io un occhiello da cui tu abbia a tirar fiato più presto!...
— Eh, eh! come si galoppa, saltò su l’omaccione... la fai presto cogli occhielli tu... è vero che della forca non hai paura, che il Mago della Valle avrà ben qualche filtro per il suo giojello di nipote, per farlo tramutare in chi sa che arnese!... senti, Enrico! se fossi in te vorrei prendermelo il gusto di farla al compare!... che resterìa di stucco vedendoti sfuggirgli di mano come un’anguilla proprio allora che ti stesse facendo il tiro.
La facezia fe’ rider la brigata e calmò l’ira che s’addensava nel cervello del giovine.
— Va là... siedi qua e bevi... e lascia andare la fortuna per la sua strada!... la fortuna!... e tu vuoi dar di cozzo contro le muraglie se la non ti fa il viso dolce?... La è una maranna di strega da far ammattire san Giobbe che l’era quel santo che tutti sanno e che nessuno di noi lo somiglia... Corpo d’un otre!...
E porse la tazza ad Enrico che la vuotò d’un sorso.
— Hai ragione, Giacomaccio!... tanto fa!... quando si è rotto il capo bisogna tenerlo rotto, o pagar la fattura del medico, e al gioco quando quel birbo di satanasso dice di no... non c’è corna di santo che gliela faccia tener dura!... Ne ho perduti tanti stanotte da far baldoria per un secolo... Porta del vino... oste!... Compare Tonio!... orso!...
Il giovine che si scalmanava in tal modo, dando sfogo all’orgasmo che gli arrovellava l’animo, era uno dei due nipoti dell’alchimista; era venuto da Milano ove era stato al servizio d’uno di quei signorotti che reggevano con ferreo giogo quell’infelice paese!... s’era venduto per tanti scudi d’oro al mese, che aveva spesi orgiando e giuocando, ed imprecando ad ogni giorno che ritardava la morte di suo zio da cui sperava un’eredità che le dicerie del volgo dicevano favolosa, benchè patteggiata col diavolo. Seguitava la sua vita di prima, correndo dietro a tutte le donzelle che gli fosser date nell’occhio, frugando in tutte le bettole ove avesse stanata una bisca, e gozzovigliando colla peggior feccia della plebaglia, che non moriva sulla forca quando i signorotti dei dintorni ne facevano carne da macello per servire ai loro capricci in quelle eterne rappresaglie che per tanti anni insanguinarono la nostra povera terra.
Avvenente di figura, dalle fattezze regolari, dall’abito lindo ed azzimato, dall’occhio ardito, in cui il pensiero lampeggiava rapido, mobile, ardente, aveva fortuna come si suol dire, col bel sesso. Ond’egli pareva si fosse assunto la missione d’essere la pietra di prova sulla generale specialità di queste gentili eredi della seduzione, e che propendono tanto ad amare i cattivi soggetti, forse in omaggio all’antica Eva che scelse un serpente fra tutti gli angeli del Paradiso.
Dissimile da suo fratello Carlo, animo avido e cupo; chiuso in sè e dominato da una sordida avarizia, Enrico metteva nel fare il male quella sfrontata impudenza che talvolta lo rende scopo all’ammirazione. Egli faceva il male per il male, per la voluttà di compierlo, per poter dire a sè stesso, dovevo arrivare fin qui, e vi sono arrivato!... la donna da lui oggi tradita, non era domani per lui neppure una memoria, dacchè il suo nome non era che uno di più aggiunto agli altri che insultava col cinismo del labbro, e seppelliva col gelo del cuore.... Avrebbe ucciso un rivale, non per soddisfare al suo amor proprio oltraggiato, ma per far pesare un rimorso di più sull’animo di colei che giurava d’amare, ed a cui avrebbe portato in dono il suo pugnale tinto di sangue.
Mantova sotto la signoria del duca Ferdinando Gonzaga offriva ampio campo allo sfogo di un’indole di tal tempra; nato in un’epoca in cui l’audacia era l’arme più potente onde imporsi alla forza che gli stava ringhiosa di fronte, gelosa solo, non della giustizia che avrebbe dovuto difendere, ma di lasciarsi torre il passo!... cosa non era lecito a chi avesse animo d’osare tutto, sconoscendo tutto quanto non era l’impulso della propria volontà imposta a legge e conseguita coll’arbitrio?...