La superstizione popolare che almanaccava sui sortilegi del Mago della Valle, a lui suo nipote era più che egida, attorniandolo d’una tal qual paurosa trepidazione che non osava scrutare apertamente ne’ suoi atti per timore che ad un suo scongiuro il diavolo a cui la sua anima si doveva essere al certo venduta, gli comparisse fedel servo, e giocasse chi sa qual tiro a chi fosse stato da tanto da immischiarsi negli affari suoi!...
Tale era in faccia al volgo il più giovane nipote all’alchimista della valle, ed in faccia a sè stesso poi, un rompicollo che se non entrava nella casa di suo zio mentre stava morendo, lo faceva forse per togliersi alla tentazione di dargli un’ultima mano e con pietosa opera finir così la sua lunga e per lui molto seccante agonia.
Compar Tonio, l’oste del Gallo Nero, al sol sentirlo gridare da indemoniato, corse a spillar la sua botte migliore, e gli portò vino con umile sommissione.
— Bravo, compar Tonio... gli disse il giovane poi che ebbe gustato il vino, battendogli famigliarmente sulla spalla, acquetato forse nella sua rabbia dall’effetto che aveva prodotto sul vecchio ostiere che sapeva uomo di buona stoffa e degno di essere a capo della fida brigata de’ suoi avventori.
— Hai spillata una botte nuova eh?
— Padron Enrico!... è di quello che non tutti han la fortuna d’assaggiar troppo spesso!....
— Bene.... Tonio!.... lascia che crepi mio zio e te ne vo’ lasciar giù in questo tuo antro, di quei buoni scudi che tu fai suonar sì bene ammucchiati... nella tua cassa...
— Io degli scudi!... padron Enrico.... borbottò il degno compare che aveva provato un fremito al sentir nominare la sua cassa da quello stimato avventore che era padron Enrico, e facendosi piccin piccino seguiva: Madonna benedetta!.... l’assicuro io che si pena e come... a viver di pane con questi tristi guadagni!
— Non aver paura... no... che non voglio già mangiarteli i tuoi scudi!... vecchio orso... purchè tu mi dia vino, e non abbi ad aprir becco.... e voi qua.... bevete!... alla salute di Belzebù!... e che sulla sua groppa si porti presto l’anima del Mago!...
Le tazze furon vuotate in un sorso. La porta della taverna si aperse d’un tratto... e sulla soglia apparve un fantasima avvolto in una coperta di lana bigia che si confondeva colla oscurità dell’andito che dava ingresso alla taverna.