I bicchieri caddero di mano ai bevitori!... Enrico si volse e diè in una risata stridula e convulsa...

— Il vecchio muore!... balbettò la vecchia Marta dalla soglia sulla quale era apparsa in sì improvviso modo, e da cui ritta ed immobile avea ascoltate le ultime parole d’Enrico.

— Fratello che insulti tuo fratello, figlio che insulti tuo padre!... la vendetta del cielo sta sul tuo capo... ripetè essa con voce fessa ed acuta.

A quelle parole che parevan uscire dalla bocca d’uno scheletro, dalle cui occhiaje larghe, aperte e profonde scintillava un raggio di fuoco, Enrico sentì un brivido scorrergli le fibbre, un gelo rapido, improvviso, gli serrò il cuore; si alzò quasi involontariamente. La vecchia era scomparsa...

Degli avventori del Gallo Nero non uno trovò un accento.... quella strana apparizione aveva gelate tutte le labbra, gli occhi di tutti erano ancora fissi, immobili su quella soglia, sulla quale a ciascuno pareva ancor di scorgere quella forma di cadavere che pure avea una parola... e che pareva fosse sorta da sotterra per rispondere ad un insulto, sollevando la parola della minaccia fra il fragore dell’orgia.

— Al diavolo la strega e pace ai morti!... mormorò Enrico vuotando di nuovo la tazza che aveva deposta sul tavolo.

— Il vecchio muore!... gli ripetè una voce dietro di lui!...

Un pugnale scintillò rapido nella destra del giovane che si volse tremando per tutte le fibre.

Suo fratello Carlo gli rise in faccia in strano modo.

— Hai proprio paura dei morti?... gli disse egli mescendosi vino.