Carlo stava immoto, con fissi gli sguardi al suolo, s’intese lo stridere d’un finestra che si aperse, egli trassalì, un lume brillò dall’aperto vano.

— Apri, Margherita, mormorò Enrico.

Il lume disparve ed indi ad alcuni istanti, dalla toppaja si vide splendere una luce, poi s’intese una voce chioccia in tuon gutturale cantare con monotona cadenza alcune strofe d’una vecchia ballata.

Buh! buh! buh! — non strider tanto

Uccellaccio della notte!...

Senti?... è il gemito dei morti

Che risponde a quel tuo canto,

Uccellaccio della notte

No, non strider — Buh, buh, buh!...

Quando i morti sono morti,