Va pur via, non tornar più.

— Apri strega! borbottò ma più piano la voce d’Enrico, quasi che egli stesso ne avesse avuto paura.

La porta stridette sopra i suoi cardini arrugginiti, la vecchia sempre avvolta nel bigio suo sciallo, reggendo una lanterna che spandeva d’intorno una fiocca luce, diè passo ai due fratelli che entrarono e mossero verso la scala che metteva al solo piano di cui era formata la casa ripetendo fra sè mentre richiudeva la porta le strofe della sua lugubre ballata...

Buh, buh, buh!... non strider tanto

Uccellaccio della notte.

Un guffo squittì dal comignolo come se volesse rispondere all’appello della vecchia... Essa rise mostrando i pochi e gialli suoi denti sotto la floscia epidermide delle sue labbra raggrinzate e smunte.

— Vuoi tacere, Margherita!... col tuo gingillo di canzone, gli gridò irritato Enrico.

— È la notte dei morti ed io canto il canto della morte, rispose la vecchia... Ardeva il lume nella stanza del vecchio, un soffio ha spento il lume, e l’assassinio ha soffocato il respiro della sua bocca...

— Che parli tu d’assassini e di lume?!... si volse a dirle Carlo con voce che appena appena poteva dirsi intelligibile.

— Il lume ardeva quand’io sono uscita dalla casa... non ardeva più quando sono entrata, l’olio non era consunto e il vecchio non poteva spegnerlo... La notte dei morti è fredda come questa notte, e i gufi cantano sui tetti delle case ove abitano i cadaveri.