Il fanciullo piangeva dal suo letticciuolo e respingeva le carezze della vecchia nonna chiamando la sua mamma con alte strida... Accorse Giulietta ad acquetarlo, ond’egli a poco a poco s’addormentò. Giulietta lo posò nella sua culla, lo baciò sovra i suoi labbruzzi di color carminio e si accinse a lavorare una sua cuffiettina di pizzo.

Si bussò alla porta della stanza; un fremito corse per le membra di Giulietta, ella si alzò di soprassalto, prima che ella avesse toccata la soglia, la porta si aperse ed un uomo le si affacciò; ritto sulla soglia, atteggiate le labbra ad uno di quei sogghigni che sono l’insulto beffardo che la forza lascia cadere sulla debolezza nella impudente violazione del diritto e della coscienza.

Era un giovine, bello ed elegante, nere ciocche di capelli gli sfuggivano sotto alle larghe tese del suo cappello andaluso, alla moda di quei tempi in cui tutto era infestato dalla Spagna che invadeva le nostre più belle provincie sotto il titolo di tutelatrice delle nostre franchigie, che manometteva a sua voglia.

Egli stette per qualche istante come assorto nella sua cinica ammirazione a contemplare la bella giovane che nel suo smarrimento era restata essa pure immobile nel mezzo della stanza e come annichilita da quella apparizione che realizzava tutte le vaghe paure della sua anima.

— Ebbene? siamo soli, mia bella fanciulla!... disse l’incognito avanzando d’un passo ardito...

Giulietta si slanciò verso il balcone.

— Non avrei che a modulare un fischio e i miei fidi mi attornierebbero, continuò l’incognito conservando una calma che più di qualunque trasporto spaventò la giovane.

La parola che era per uscire dalle sue labbra vi morì soffocata; un gemito angoscioso irruppe dal suo petto. — Deh, per pietà!... sono una povera donna e non vi ho mai fatto alcun male, mormorò essa fissandolo col suo sguardo umido di lagrime che a stento poteva trattenere.

Il bimbo mandò un grido dalla sua culla, la povera madre se lo strinse al cuore come volesse farsene egida, ella si sentì forte... e voltasi all’incognito che la guardava colla sua calma insultante. — Signore, gli disse, che volete voi qui? io sono donna, sono madre, e questa è mia casa, posso dunque imporvi di parlare o d’uscire.

— Eh, eh, mia cara!... non tanta furia se vi piace, seguitò l’incognito; se è una spiegazione per la mia presenza che volete, nulla di meglio, in quanto ad uscire poi ne uscirò siate certa... affè pare che quel marmocchio v’abbia cacciata di dosso la paura, ma siete bella anche così, forse più bella, e si può perdonarvi una trasfigurazione che non offende per nulla la plasticità dei vostri lineamenti da Venere.