Giulietta si strinse con angoscia al seno del bamboletto che le sorrideva; madre, si sentiva insultata nella sua creatura, donna nel suo pudore, e l’uomo che l’insultava era là, freddo, impassibile, col cinismo vigliacco sulle labbra impure, e ne godeva gli spasimi... ma perchè? che pretendeva egli da lei?... innocente creatura che passava sul cammino della vita ignara di tutto ciò che non fosse il suo amore... la sua famiglia!... la casa dove era cresciuta; che nessuno aveva mai offeso, che di nessuno avrebbe dovuto temere!... qual delitto era il suo?... che aveva fatto?...

— Sei bella!... gli mormorò vicino la voce dell’incognito, e questa volta quella voce aveva perduto quel suono freddo, ed accentato, quasi straniero; v’era la febbre della voluttà in quel monosillabo susurratole coll’alito ardente della passione. Giulietta tremò per tutte le membra.

— Uscite signore!... ripetè ella ritrovando nella sua disperazione la forza di reagire contro il senso del terrore che ne paralizzava la vigoria.

— Senti, Giulietta... le mormorò l’incognito a voce bassa, soffocata, e pure accesa d’un’espressione indefinibile; ti ricordi quel giorno che inginocchiata ai piedi dell’altare pregavi, non so chi, ma pregavi?... i tuoi occhi eran sì belli, la tua fronte sì pura!... Un uomo ti divorava collo sguardo ardente, fisso, rapito in te, era io!... uscisti dal tempio, e lo hai veduto muto ed immobile sul limitare della grande porta del santuario, era io, e per me nella casa di Dio non esisteva che un essere, eri tu!... l’avrei profanata, ed avrei fatto dell’altare il letto dell’amore!...

Giulietta mandò un singhiozzo dal fondo del suo petto convulso.

— Io ti ho seguito in ogni tuo passo, continuò l’incognito, mi posi fra te e l’uomo che era beato del tuo amore, come l’ombra che è indivisibile dal corpo che si agita in mezzo alla luce; t’amo, Giulietta... e vedi che qui nessuno può toglierti in questo istante al mio bacio...

Egli aveva mosso un passo verso la giovane che stringendosi sempre più al petto il bimbo, si rannicchiava nell’estremo angolo della stanza, pallida di terrore, tremante, a cui la vertigine saliva alla fronte colle sue vampe di fuoco. Col voto del cuore ella supplicava Iddio a non assopire le sue forze, ella non volea cadere corpo inerte tra le braccia di quell’uomo che non l’avrebbe rispettata.... essa lottava, disperatamente lottava contro le sue forze che si esaurivano, e nella lotta lo sfinimento vicino intorpidiva tutte le sue membra, un sogghigno da demone contraeva i lineamenti dell’incognito che misurava con l’occhio avido l’agonia convulsa di quell’essere frale che si dibatteva contro il deliquio che gelava le sue fibbre spossate... già innanzi ai suoi sguardi scendeva una fitta nebbia, in mezzo a cui si elevava sinistra una figura di satiro che rideva un riso da demone, e vedeva tendersi su lei un’immonda branca, e sentiva l’alito infuocato d’una bocca soffocarle sulle labbra il respiro; mandò un gemito cupo, angoscioso, come d’un’anima che si schianta sotto la foga d’un dolore che mente umana non può ideare, protese una mano nel vuoto e serrandosi coll’altra al petto la sua creatura cadde.

Nel medesimo istante uno sparo rintronò nella stanza e ne fe’ tremare la vôlta, s’intese un grido di rabbia e di dolore, l’incognito che s’era inclinato verso la giovane donna riverso rotolò al suolo colpito dal piombo fulminatore.

Un uomo si slanciò verso Giulietta, era Francesco... non curandosi che di lei che vide stesa inanime sul terreno, egli la recò tra le sue braccia sul letto della vicina stanza; disperatamente egli la chiamava per nome, ne spruzzava coll’acqua la fronte coperta d’un pallore mortale; dal petto dell’infelice uscì un sospiro, il giovane alzò lo sguardo al cielo ebbro di tutta la viva riconoscenza della sua anima...

— A me, a me!... grida contorcendosi fra gli spasimi della ferita l’incognito; all’assassino!... all’assassino!...