La vecchia si precipitò dalla stanza ove Francesco stava prodigando a Giulietta le cure che la ritornavano alla vita; svegliata da quel frastuono, spaventata nel vedere un uomo giacersi in mezzo della stanza in un lago di sangue. — Essi vengono!... essi vengono, gridò essa presentendo vagamente l’avvenuto... fuggite, Francesco!... fuggite!..

Le grida degli assalitori si elevavano formidabili dalla strada... Francesco strappò la spada dal fianco dell’incognito che bestemmiando ruggiva come un tigre atterrato dal mastino, armò la pistola che gli rimaneva carica alla cintola, e gettò una furtiva occhiata dal balcone. — Una folla d’armigeri e di bravacci, che riconobbe per la sgherraglia del duca installata nel suo castello di Baradello, dove facevan gazzarra di tripudi, s’accalcava alla porta di strada; v’era ancora una speranza, ed essa lampeggiò nel pensiero del giovane, quasi nello stesso momento la porta cedette, e mossi da un solo impeto tutti vi si precipitaron contro slanciandosi su per le scale da cui irruppero. Francesco raccomandò con un cenno alla vecchia Gaetana l’infelice che rinveniva allora dal suo torpore, e ratto si slanciò dal balcone guadagnando in brevi istanti la montagna...

La sgherraglia penetrata nella stanza non appena egli era scomparso, non vi trovò che il corpo quasi esanime del condottiero ed una donna svenuta a cui la vecchia governante prodigava tutte le cure d’una madre; si caricarono del corpo del lor capitano e bestemmiando e ringhiando quai mastini cui sia mancata la preda lasciarono quella casa che fu campo a sì tristo spettacolo.

CAPITOLO X. Schiarimenti.

La sera prima che avessero luogo i narrati avvenimenti, in una delle osterie del paese sedeva un gruppo d’uomini d’armi, dai ceffi abbronziti, dai folti mostacci, con larghi feltri sull’orecchio, che bevendo a piena gola battevano i loro lunghi spadoni con quell’aria da rodomonti ond’eran distinti quei mestieranti della spada, carne venduta a chi facea professione d’armar sgherri ed ammazzar gente per la tutela del pubblico bene, come dicevano gli ordini del giorno di quei tempi gridati a squarcia gola dai pubblici banditori.

Si discorreva tra un bicchiere e l’altro di molte cose, e si parlava a dritta e a rovescio di quanto loro veniva in mente, e siccome il vino scioglie la lingua, così d’uno in altro discorso, un motto venne fuori dal labbro d’un di loro; era un giovanotto dalla taglia robusta ed altera, più bravaccio degli altri, ed a cui pel primo il vino bevuto montava al capo a dargli volta.

— Enrico non viene!.... per bacco!... è mancar di galanteria far aspettare gli amici; maledette le bionde!... borbottò egli terminando la sua tazza.

Uno scoppio sonoro di risa seguì l’apostrofe semiseria del compagno!...

— Ha ragione Carlo, che il diavolo se lo porti!... gridò un altro battendo il pugno sul tavolo.

— Piano!... chè getti a terra i bicchieri...