— Non v’ha che un mezzo, soggiunse uno di essi, e la più spiccia. Fo sellare il cavallo di mio zio, e sbalzo a Milano; so dove trovare Francesco, e l’arrivo in tempo.
Una vigorosa stretta di mano rispose al nobile pensiero dell’amico, — E vedremo poi, gli soggiunse gettando uno sguardo minaccioso verso l’osteria, se la faremo tenere a questi cagnacci.
Eran giunti allo svolto d’una via, vi s’addentrarono mulinando sull’effettuazione del generoso progetto che arrideva alla loro mente.
Il lettore sa quali conseguenze ne avvennero, e come Francesco fosse giunto appena in tempo per strappare la povera madre al lascivo libertinaggio di tale, a cui non poteva esser freno valido all’occasione, che il buon colpo assestatogli dal giovane montanaro. Questi prodigiosamente erasi poi sottratto allo zanne di quei bracchi ingordi di sangue che irruppero nella casa di Giulietta ed ove trovaron ben poca ragione d’essere soddisfatti dell’opera loro.
CAPITOLO XI. La trama.
Da quel giorno incominciò pel giovane montanaro, quella vita agitata del profugo a cui non dava tregua nè posa l’odio e la vendetta di tutta quella ciurmaglia temuta e più disprezzata, che erano le mille braccia per cui la forza brutale del potere dominava i paesi e vi facea gazzarra di ladrerie e di violenze d’ogni modo.
Errante di montagna in montagna, alla sfuggita egli era costretto recarsi in paese allorchè le tenebre della notte potevano favorirlo; dopo una breve ora di gioja passata con Giulietta nella quale cercava di quietare le pur troppo ragionevoli trepidazioni, e le paure che ne sturbavano la dolce quiete, ritornava di bel nuovo a quel vagabondaggio a cui maturava in pensiero come dar tregua.
Portar Giulietta lontano da quei luoghi dove ormai era loro impossibile sperare la pace... ma poi?... la strapperebbe egli alla casa dove era cresciuta pargoletta?... la toglierebbe dal tetto paterno?... la farebbe sua, per farle dividere, che?... le angoscie d’una vita di stenti?... il terrore d’un’esistenza di pericoli?... nelle lotte ch’egli aveva a sostenere, nelle imboscate che gli si preparavano ogni momento, non avrebbe potuto perdere la vita?... nulla di più certo!... e che sarebbe stato allora di lei?... di quella povera creatura esposta senza difesa alla fatalità della sua sorte?... abbandonata alle mani dei suoi nemici?...
Tutti questi pensieri s’affollavano inquieti, tormentosi, nella mente dell’infelice, onde ei se ne sentiva schiacciato con più s’affannava con tutte le forze dell’anima per uscirne.
Muto, freddo, impassibile scorreva frattanto il tempo e con lui l’incagliarsi degli avvenimenti che lo seguono, e le pene a cui non porta sempre rimedio.