— Fra tre giorni.
— Chi va là?... gridò la sentinella del monte. Antonio usciva dal castello.
CAPITOLO XII. La capanna del carbonaro.
Diluvia la pioggia. Il vento fischia lugubremente nelle gole della montagna; le acque del lago d’un colore verdaceo, cupo, si agitano, e le creste biancastre dell’onde che si frangono contro gli scogli della riva scintillano al guizzo dei lampi. Romba ad intervalli il tuono ed echeggia nelle lontane vallate; la folgore serpeggia scrosciando nello spazio e si spegne attratta dalla fosforescenza delle acque.
Per uno dei sentieri del monte, ad onta dell’imperversar del tempo, un uomo veniva da Como verso Chiasso. A poca distanza dal paese, sul fianco sinistro della via, in fondo ad una straduccola ripida da cui si sale alla sommità della montagna che si svia poi in mezzo ad una folta boscaglia di roveri vedevasi una capanna mezzo nascosta dai giunchi, e da varj frassini alti e ramosi.
L’uomo da noi accennato camminava a passo lesto, corrugata la fronte, e pareva tanto assorto ne’ suoi pensieri da non sentire la pioggia che gli ventava sul viso a scrosci violenti, or di faccia or di fianco a seconda che la spingeva qualche buffo di vento che veniva via sibilando dalle varie gole delle circonvicine montagne.
Quando ei fu giunto presso alla capanna s’arrestò, stette qualche momento sopra pensiero, poi vi si avvicinò, battè alcuni colpi col palmo della mano, e mandò dalla bocca un fischio acuto che si confuse ai mille della procella.
La porta si aperse, un uomo si presentò sulla soglia.
— Finalmente, Bortolo!... esclamò impazientito l’arrivato; affè credeva che tu mi lasciassi annegar qui fuori con questo tempo indiavolato.
— Sei tu, Antonio!... fe’ l’altro tra sorpreso ed impensierito; qual vento ti porta da queste parti?