— Lo senti?... un vento d’inferno... mormorò egli con voce cupa, ma entriamo presto, e fa fuoco che mi riscaldi... affè ne ho intirizzite le membra.
— Fuoco! fuoco! mormorò con sommesso brontolìo il carbonaro; non ho legna da far da mangiare pei miei figli, la legna è ancora verde e da qui al dicembre c’è tempo da morire!...
Gli occhi di Antonio lampeggiarono sinistramente; Bortolo l’aveva fatto entrar nella capanna. Era un bugicattolo da far ribrezzo. Sopra ad una stoviglia stesa in un angolo, dormiva una donna bella ancora di lineamenti, ma impallidita dalle sofferenze e dalle privazioni; si stringeano intorno al suo corpo coperto da lacere vesti, due bambine seminude, avevano bionde le testine e somigliavano due volti d’angelo che uscisser fuori da un ammasso di cenci, tanto eran luride e sporche le loro vesticciuole che altro colore non avevano tranne quello che su v’impresse l’umidità del terreno su cui dormivano, ed il fango della strada in mezzo al quale si saranno avvoltolate.
Il carbonaro aveva acceso un lumicino ad olio dentro cui ne restava appena appena tanto da mandar crepitando una sinistra e smorta luce su quel miserabile quadro... Il carbonaro dormiva sovra una panca, s’era fatto guanciale della sua giacca di fustagno tenuta su a rapezzi.
Ei tolse la giacca ed invitò il compagno a sedere; depose il lume sul tavolo, e stette aspettando muto ed astioso che l’altro parlasse.
— Di’ su, Bortolo... fin quando la dovrai durare in tal modo? gli domandò Antonio gettando una bieca occhiata sul canile dove dormivano i bambini e la donna del carbonaro.
— Affè lo so... io!... gli rispose questi alzando le spalle... sino al dicembre non si lavora, il legno deve maturare, dicono i padroni, e mese più, mese meno, vai meglio aspettar che sia tempo!...
— E si può crepare intanto in buona pace se vai di questo passo, concluse Antonio.
Il carbonaro lo guardò silenzioso. — Se sei venuto a mettermi delle pulci in capo puoi tornartene per la tua strada.. Piove e t’ho aperto, non posso darti di più di quel che ho, e se vuoi aspettar il sole, aspettalo.
— Ero al castello quando incominciò a far tempo.