— E a che ti sei messo in viaggio allora?...
— Per venir qua.. Alle corte, Bortolo... disse egli abbassando la voce; c’è quaranta scudi da mettere in tasca, e questo è un acconto che ti darà da comprar tanta legna da bruciare anche la tua capanna se non vuol perder l’umido... Ei si trasse di tasca la borsa che gli aveva dato Enrico, l’oro scintillò tra le maglie, l’occhio del carbonaro si accese come d’un lampo.
Uno dei vezzosi angioletti si mosse e mandò dal petto un lamento, Bortolo fremette come se il pensiero che era balenato alla sua mente e che fu nello stesso tempo accettato dalla sua coscienza, avesse avuto un testimone; spegnè rapido il lume.
Per alcun tempo si intese nella capanna un susurrìo di voci, poi più nulla, la porta si aperse, Antonio calatosi sugli occhi il largo cappello ne uscì come uomo che sia contento de’ fatti suoi; la voce del carbonaro commossa, quasi paurosa del suo accento istesso gli mormorò dietro racchiudendo l’uscio della capanna — Buon viaggio, Antonio.
— A domani!... gli rispose questi allontanandosi.
CAPITOLO XIII. L’agguato.
Inconscio di quanto tramava contro lui l’astuzia e la vendetta a cui la frode accordava la sua patente di servizio, il giovane montanaro, con occhio vigile cercava però di lottare alla sua volta contro l’inesorabilità di quel destino che andava di giorno in giorno stringendolo sempreppiù nei ferrei suoi nodi.
Sull’alba del domani... scambiatosi nella capanna del carbonaro tra quei due sinistri patteggiatori del delitto, il giovane uscito da una casa di campagna che gli aveva dato ricovero, mosse verso il paese; ei s’arrestò sul declivio del sentiero dal quale vi si scendeva, poggiò i gomiti sul suo fucile, un piede incrociò sull’altro, e stette guardando una casa che scorgeva tra il verde dalla sottoposta collina... Come era bello il sole che entrando dalle aperte finestre poteva liberamente guardare il sorriso della madre che pensando a lui ornerà delle sue gaie vesticciuole il suo bambino e gli insegnerà colla prima preghiera il nome di suo padre!... Come vago sarìa poter fondersi in quel raggio che ne bacia le chiome d’oro!... a cui ella sorride e benedice come ad una speranza!... Erano questi al certo i pensieri che passavano nella mente di Francesco; egli pure guardò il sole, e parve gli volesse affidare il senso della sua parola, il pensiero della sua anima, poi declinò la fronte sul petto e si fe’ tristo.
Non era quel raggio sereno, pieno di vita, che egli potrebbe guardare beato d’un palpito d’amore, stretta la sua destra in quella di lei, fisso nel suo l’occhio di fuoco!... insieme assorti nelle vaghe e lontane immagini dell’avvenire, creandosi un magico sogno in cui fisserebbero avidi il pensiero, a cui il cuore si volgerebbe coll’aspirazione ardente di un incanto che è un’illusione!... Come il malfattore pauroso della luce che potrìa essere testimone della sua colpa, egli doveva aspettare che le tenebre della notte avvolgessero col mistero i brevi e fugaci istanti di quella gioja che egli furtivo ed ansioso era costretto rubare alla vendetta, all’odio che stava guardiano inesorabile a quella porta... a quella sosta della vita umana, su cui la mano di Dio scrisse per mezzo de’ suoi angeli: — Felicità!...
Il giorno tramontava splendido e sereno come era incominciato; le vette delle montagne erano avvolte da un manto di porpora e d’oro, gli uccelli cantavano salutando il grande astro a cui s’elevava il loro inno di gioja!... Il lago rifletteva tranquillo lo splendido panorama, sul suo dorso scorrevano agili le barchette, la brezza della sera ventilava dolcemente sulle sue acque d’argento; le rondini cinguettando si inseguivano lambendone la superficie appena increspata leggiermente. Eppure Giulietta che al davanzale della sua finestra contemplava questo spettacolo non sentivasi l’anima compresa dal dolce insieme di quel quadro sublime in cui l’indefinibile maestosità della creazione lampeggiava a gran tratti l’immensità della sua grandezza.