V’era un non so che di tristo per lei in questo scendere della notte, così tacita e silenziosa. Nell’inquieto suo pensiero vi si attaccavano mille immagini di delitti, di frodi, di tradimenti; ad ogni istante le pareva d’intendere un gemito, fiocco fiocco, come di moribondo, ed in quel gemito ella ascoltava una voce, quella del suo Francesco... Essa lo vedeva errare furtivo di monte in monte, aspettando un’ora che gli tardava come la stilla d’acqua alle arse labbra del ferito, e lo vedeva agitarsi e fremere nella indicibile tortura del suo animo ansioso d’una parola, del suo sguardo avido d’uno sguardo, dalla sua bocca su cui mormorava un nome avida d’un bacio!...
Come spiegare adunque la mestizia della giovane madre che vedeva in quel tramonto avvicinarsi l’ora di quella gioja che le consentiva la notte?... Egli è che l’animo umano è soggetto alle mille stranezze che se ne fanno giuoco; egli è che il presentimento, questa divinazione della sventura più che della gioja, la stringeva sotto il suo giogo fatuo sì, ma che pur gli pesava sul cuore come l’incubo d’uno spaventevole sogno... Ella si ricordava vagamente d’un altro giorno; d’un giorno terribile in cui come ora, era inquieta della stessa inquietudine, in cui come allora non sapeva rendersi ragione dell’arcana agitazione della sua anima. Essa fissava il sole che tingendosi d’un calore di fuoco inesorabilmente s’abbassava, come avesse voluto colla potenza convulsa della sua volontà fermarne il corso... ella lo guardava come un amico che si lasci tra l’angoscie dell’agonìa, come una speranza che si è rattenuta con tutte le mille file dell’illusione quando l’ultima di queste si sia finalmente spezzata. Si fe’ notte!...
Fu un grido quasi di spavento che emise la giovane quando ella vide un’ombra rizzarsi sul davanzale del balcone mentre ella si stringeva al petto il piccolo Adolfo baciandolo col trasporto dell’immensità del suo amore.
Il giovane d’un balzo le fu appresso, egli se la strinse al petto anelante, egli ne bevette dagli sguardi l’estasi di cui il suo cuore aveva fame... Dalla bocca fremente nel trasporto del bacio, egli colse i baci di cui le sue labbra avevano sete; egli avrìa voluto assorbirla onde poter recarla con sè... fondersi in lei per restar con essa, far tutto quello che non fosse separarsi!... tornare lontani l’uno dall’altro, tornare ai palpiti di prima, alle angoscie d’ogni giorno... alle speranze deliranti, alle paure disperate che costituivano la vita febbrile dei suoi giorni, a cui solo benediceva per i brevi istanti che ne temperavano l’amarezza insoffribile...
Fu quella la prima sera che Giulietta trovò lunghi troppo i suoi baci, troppo lungo il tempo che lo ratteneva al suo fianco. Lui!... Egli!... da cui il separarsi era lo strazio più crudele della sua anima!...
Forti colpi tempestano la porta... voci di minaccia mormorano ai piedi della finestra!... È un grido supremo di spavento, d’angoscia, che esce dal petto di Giulietta, è un fremito che corre le fibbre del giovane e le accende con un sussulto.
Sorpresi!...
Questo grido è uscito rapido, istantaneo dalle loro labbra; ha eccheggiato nel loro cuore, vi ha comunicati mille palpiti, lo ha animato della vita d’un’intera esistenza concentrata nel volgere d’un istante; si sono dette parole che favella umana non può concepire!...
Si levò un urlo di maledizioni di sotto alla finestra, la porta scassinata crocchiò sotto l’impeto dell’assalto. Il giovine trasse dalla cintola una pistola a due canne e si fe’ presso al balcone; una scarica rintronò, una palla sibilando al suo orecchio si piantò nel soffitto della stanza, Giulietta mandò un grido di spavento, il piccolo Adolfo quasi fosse conscio del pericolo, non piangeva, e stretto alle vesti della madre stava fissando su lei il suo occhio spaventato ed immobile.
Altri colpi si susseguirono... non v’era a sperare altro mezzo di salvezza che dalla finestra la quale metteva direttamente sul sentiero del monte... Francesco comprese tuttociò con quello slancio d’intuizione che dà al pensiero l’estrema agitazione del pericolo.