Con quanti mobili potè avere sotto mano egli barricò l’uscio della stanza e stette ad attendere, l’occhio pronto, la mano sul grilletto dell’arma, stretta al cuore col sinistro braccio la giovine madre sulle cui labbra pallide mormorava col fremito dell’angoscia un nome che era il ricordo più soave della sua esistenza!...

Fuvvi un istante eterno di indicibile ansia, un secondo urlo più terribile perchè esprimeva la gioja selvaggia d’un progetto compiuto echeggiò nel cortile della casa. La porta era stata atterrata, la folla saliva!...

Francesco corse al balcone, tre colpi lo accolsero al suo affacciarsi, egli soffocò un grido di dolore, gettò uno sguardo d’addio alla giovane, e si slanciò... Giulietta abbracciata al figlio era caduta ginocchioni ed una fervida preghiera usciva dal suo petto anelante.

— Di qua!... di qua!... s’intese prorompere varie voci; di qua, di qua.. fuvvi un tafferuglio disordinato su per le scale, un rumore di passi precipitati risuonò dalla strada, poi tutto ritornò nel silenzio, l’onda era passata. Erasi dispersa, oppure s’era diretta verso un punto fisso?... aveva quella sgherraglia abbandonata la preda, oppure aveva lasciata la casa per inseguirla?

Queste inquiete domande a cui non poteva rispondere che per vaghe apprensioni, o per lusinghiere speranze, fervevano nella mente della giovane madre. Ella sperò bene, che quel tumulto si fosse disperso, vagheggiò il suo Francesco di balzo in balzo allontanatosi da quel luogo fatale, raggiungere la sommità di qualche dirupo che gli desse agio a sottrarsi ad ogni ricerca; alcuni spari di fucile alquanto lontani della casa la convinsero che i bracchi non avevan lasciata la caccia. Caccia orribile nella quale un uomo doveva fuggire inseguìto da un’orda; fuggire, cadendo spossato dalla fatica, e rialzandosi colle carni insanguinate per trascinarsi di masso in masso, per cadere poi sotto il coltello d’uno sgherro colla gola squarciata, esalando sopra una rupe l’estremo sospiro a cui risponderà la bestemmia insultante de’ suoi assassini!

Era un terribile quadro quello che passava d’innanzi alla mente di Giulietta accesa dalla febbre. Le sue forze vitali spossate da quel delirio convulso non ressero alla lotta, poggiò il capo sul seno del suo bambino e svenne.

Il giovane montanaro inseguito dalla banda invelenita che per due volte se lo vedeva sfuggir dalle mani, aveva preso il sentiero della montagna; vi si era slanciato... Alle grida, di qua, di qua... che mandarono i tre bravi appiattati sotto al balcone e che si diedero primi ad inseguirlo, tutta la ciurmaglia s’accalcò sulle sue peste.

Egli aveva corso buon tratto di via, le forze però gli venivano meno ad ogni volger d’istante; era stato ferito al fianco, e sui suoi passi lasciava una striscia di sangue; dietro lui sentiva incessante, continua minaccia di morte ruggirgli alle spalle il rumore della loro corsa...

Fuvvi un momento di silenzio... Con quel tatto particolare che dà l’esperienza a chi si cimenta in quella perigliosa vita del fuggiasco, Francesco comprese che i suoi inseguitori pigliavano lena ma non ne lasciavano il passo; v’era dunque un istante di risorsa, egli avrebbe potuto guadagnare terreno; si provò a riprender la corsa, ma fu costretto a piegarsi sulle ginocchia spossato.

Non poter fuggire, era morire... egli lo sapeva.