In un baleno mille pensieri corsero alla sua mente. La strada sfiancava formando un angolo; egli era caduto dietro ad un grosso macigno che lo copriva; le tenebre calavano ma non abbastanza fitto come egli le avrebbe evocate col pensiero, la sua carabina era carica, non aveva sparato che un colpo di pistola allora che s’era slanciato dalla finestra, gli restavano tre colpi... e poi?... Era una certa morte che lo aspettava; ei s’era provato, sapeva di non poter muoversi di là... gli restava un partito, una carta da giocare, vi metteva per posta la vita!... tanto valeva!... quando si è certi di perderla, che vale un modo o l’altro? v’era però qualche cosa di terribile nell’accettazione del partito che s’era affacciato alla mente del giovine.
Il suo progetto era di starsene appiattato dietro il sasso, e lasciar passare i suoi inseguitori; era un aspettare la morte o la vita passando per tutte le gradazioni della più terribile delle agonie... era un sentir avvicinarsi la morte, analizzandola col pensiero convulso in tutte le sue tremende forme... Ribellarsi contro la violenza che vuol uccidere e restare invece uccisi, è cadere in una lotta... si ha un’arma da usare, si risponde al fuoco col fuoco, coll’insulto all’insulto; si può mordere la mano che ci afferra, si può morire vedendo spirare ai vostri piedi uno dei nemici che avete colpito; il sangue si accende, il pensiero tace occupato solo nello sforzo della lotta... si muore e non si sa di morire se non allora che l’agonìa vi gela sulle labbra l’ultimo anelito.
Ma essere pieno di vita ed aspettare la morte resa più orribile da una speranza di vita.. ecco l’idea spaventevole!... Il condannato che sta per essere dato in mano al carnefice sa che deve morire, e se è orribile il pensiero di quell’istante in cui tutto ciò che pensa in lui, tacerà... in cui sente svanire tutto sè stesso sotto lo strettojo d’una idea che veste al suo pensiero il terribile atto del suo disfacimento... L’attimo in cui tutto ciò che è in lui cesserà di essere!... in cui tutto cesserà di esistere intorno a lui... V’è qualche cosa di più orribile! ed è l’idea della morte quando nell’animo invece dell’atonia che grava sulle facoltà intellettuali fino a produrre quello prostramento che è la rassegnazione, vive in quella vece in noi la vigoria suprema d’una speranza a cui è attaccata la nostra vita; una speranza a cui s’avvincono tutte le facoltà della vostra anima, su cui il pensiero si ferma anelante e sbigottito, una speranza quasi impossibile, che combatte contro una realtà che presentite certa ed a cui non volete abbandonarvi per paura di voi stessi. Astenersi da una lotta a cui può essere attaccata una speranza di salvezza per accettare una idea lontana di salvezza comperata coll’agonia.
Ecco quale era la posizione di Francesco; posizione tremenda che gli rizzava sulla fronte i capelli ad ogni agitarsi di fronde scosse dal vento. A lui il sangue saliva violento al cervello, le tempia gli battevano in modo da spezzargli il cranio, il cuore gli sussultava in modo da frangerne le vertebre e scoppiargli nel petto.
Egli sentì prima un frastuono di voci... poi il crocchiar dei moschetti che si armarono, poi un suono di passi che si avvicinavano... egli si strinse al macigno come se avesse voluto scavarlo colla pressione del suo corpo e farvisi dentro. Egli aveva paura... perchè al di là della morte v’era un sogno!... nella morte un pensiero che non era per sè.. Gli inseguitori distavano da lui di qualche passo ad un breve tratto al di là del posto ove ei si giaceva; s’intese un rumore di fronde agitate, un moschetto scintillò tra lo spazio che era tra un cespuglio di frassini ed una capanna... Partì un grido di gioja da quel gruppo di sgherri che saliva spiando di masso in masso, e l’orda si slanciò passando dinanzi a Francesco che ne sentì sul cuore i passi quasi che egli stesso loro avesse servito di lastrico.
Il giovine sfinito da quella terribile agonia, alzò le mani al cielo che scintillava gemmato di stelle... ei volle alzarsi, ricadde sovra sè stesso e svenne.
La sgherraglia che passava dinanzi alla capanna del carbonaro, trovò un uomo ritto sullo spianato verso cui erasi mossa; ei guardava indifferente giù nella vallata col suo fucile al armacollo.
— È passato di qui un uomo che fuggiva?... gli chiese uno della brigata.
— Un ferito che si trascinava a stento, volete dire? rispose il carbonaro.
Francesco al cui orecchio arrivava questo discorso, fremette in tutte le sue fibbre...