— È passato in su.... camerati, ma può aver fatto poca strada perchè era malconcio affè!...
— Purchè tu non gli abbi dato ricetto in quel maledetto antro, marrano!... esclamò uno degli sgherri, e mise il capo dentro l’uscio della capanna da dove lo ritrasse tosto.
— Non c’è nessuno, disse egli ai compagni, e la brigata continuò la sua strada... Il carbonaro scese ratto, si avvicinò a Francesco... lo guardò con fosco ciglio ed accertatosi che il suo cuore batteva ancora se lo caricò sulle braccia e lo trasportò nella sua capanna...
Eravi qualche cosa di mostruoso in quell’assassino che ansioso spiava che non gli si uccidesse la vittima già designata ai suoi colpi... L’immondo ragno aveva afferrata la preda, il vampiro se la stringeva al petto soffocandola nel mortale suo abbraccio!...
CAPITOLO XIV. Dieci anni dopo.
Sotto la capanna di Bortolo il carbonaro, dove s’era patteggiato il delitto, s’era pagato un cadavere; Francesco era morto forse in causa della sua ferita.
Enrico s’era presentato a Giulietta ardente di voluttà e aveva trovato una morente stesa sul suo letto di dolori, che maledicendolo insegnava un nome da odiare al figlio che pauroso si stringeva al suo seno, e nella cui mente si scolpiva una larva che aveva strappato un grido d’esecrazione all’agonia di sua madre!... Nell’animo del fanciullo echeggiava il suono fiocco di quella voce che gli mormorava all’orecchio: È l’assassino di tuo padre!...
Fra Mantova e Cremona a destra dello stradale, per una via fiancheggiata da una siepe di rubinie verdi e fiorite si faceva capo ad un cancello di ferro da cui vedevasi un elegante e vasto giardino. — Ne eran vaghe le ajuole gemmate di fiori; vi si intrecciavano ameni viali di pini e di tigli; una fontana zampillava con dolce mormorìo nel mezzo di un quadrato angolare cinto all’intorno da vaghe spalliere d’aranci e di cedri; vi cinguettavano i passeri tra le fronde, il capinero e la cingallegra volteggiavano inseguendosi di cespuglio in cespuglio, le farfalle dalle ali bianche e dorate vi vagavano gaje, parlandosi il lor linguaggio d’amore e baciandosi librate sugli steli ancora umidi dalla notturna rugiada. S’avrìa detto che la felicità non potesse trovare miglior albergo!... Un silenzio che parea il soave raccoglimento della pace regnava in quel luogo, vago Eden nel quale le Uris dell’Oriente sarien venute a sciogliere le loro leggiadre carole ed i Fauni della vecchia Mitologia le loro canzoni d’amore al suon delle tibbie e della zampogna pastorale.
Dal fondo del giardino si elevava una bella casa di campagna; ne erano le finestre socchiuse, vi si sentiva di dentro un mormorìo come di voci, si sentiva un passo affrettato correr di stanza in stanza, poi tutto vi ritornava silenzioso.
Era un tristo silenzio — l’arpa che altre volte rallegrava quella solitudine sì adorna di incanti, taceva polverosa nell’angolo d’un vago gabinetto di fanciulla; i libri erano chiusi, i fiori appassivano non colti nelle ricche alee del giardino.