Questi continuava a fissare la fanciulla.

— Guarda, guarda... Bianca... gli replicò egli con forza.

— No, no... diss’ella rasserenandosi in viso, vi è ancora della vita nel suo petto!.... Oh ella è forte!... aspetta...

I due testimoni di questa scena bizzarra ascoltavano assorti con tutte le facoltà della loro anima in ogni parola che usciva dalle labbra della giovinetta, in ogni atto che palesasse un pensiero.

Pel negromante era il miracolo della scienza che si svolgeva ai suoi occhi abbagliati.

Nello straniero v’era un senso di avida curiosità che andava svolgendosi a norma che si incalzavano quelle rivelazioni a cui parea fosse annesso chi sa qual misterioso interesse.

Era successo un istante di pausa... si sentiva l’ansia dei loro petti alitare con febbrile violenza. Il negromante parea che raddensasse con forza crescente la vigoria d’un pensiero che dovesse soffiare sulla vita artificiale che parea accendersi nella mente della fanciulla.

— Aspetta, continuò essa, io la vedo... Come è bella!... quanto soffre!... La fanciulla mandò un debole grido, stette anelante incerta... indi proseguì accennando tutti i sintomi di una emozione vera: Aspetta... C’è una frase di convenzione, una specie di modo di dire di tutti i magnetizzati. Il suo occhio è infossato... Dio!... come soffre da tanto tempo!... Sua madre veglia al suo letto... essa l’interroga... l’ammalata sorride.... ella non crede di guarire!... Eppure la sua famiglia aspetta... Un uomo ha promesso di salvarla... quell’uomo... Essa ristette un momento come oppressa dalla foga del pensiero; aspetta... mormorò a bassa voce usando di quella formula come di una sosta onde riprender lena. Quell’uomo....

Lo straniero sentì un brivido corrergli per l’ossa.

— Ebbene?... ebbene?... domandò con ansia il negromante.