— È qui, seguitò la giovinetta. Ti ha chiesto un farmaco... salvala!... Essa muore... La fanciulla come sfinita dallo sforzo operato lasciò cadere con abbandono il capo sul guanciale della poltrona.

— Sono con voi, disse Ambrogio allo straniero, facendogli segno colla mano che andasse seco.

Lo straniero obbedì. Il negromante s’avvicinò ad una scansia chiusa a chiave e scelse una fiala di vetro ermeticamente chiusa fra le tante che v’erano dentro accatastate.

— Sul vostro onore, gli diss’egli, è la verità ciò che ha detto Bianca?

— Lo giuro, rispose lo straniero.

— Sta bene!.... Poche goccie è la vita, qualche goccia di più è la morte.

— Iddio vi guardi!

Ambrogio consegnò la fiala allo straniero, questi porse al negromante una borsa ed uscì fuori da quella casa fantasticando bizzarre immagini di diavoli e di streghe, che gli parea avesser dovuto ronzare intorno al suo letto a turbarne le notti insonni agitate forse da un pensiero che dal fondo dell’animo sorgeva a giudicarlo inesorabile e severo.

CAPITOLO XIX. Presentimenti.

Nella famiglia del marchese Gian Paolo si aspettava intanto colla più viva impazienza il ritorno dello straniero. In quella notte che dovea precederne la venuta, e madre e padre e fratello aveano avuto per la povera fanciulla uno sguardo in cui eravi espressa tutta l’ansia d’una speranza cara come un sogno di felicità.