— V’assicuro, marchese, che ho ben poche volte in vita mia fatto uso di pozioni, e lasciai per solito la cura ad altri di guarire qualche parte del corpo a cui l’armatura non sia stata bastevole riparo, gli ribattè lo straniero sorridendo.
— In ogni modo è il titolo che vi fa più caro alla mia amicizia, poichè i vostri colpi di spada non avrebbero salvata la mia Angela. Mi permetto quindi di ripetervi di nuovo: Dottore, la mia casa è sempre aperta per voi, alla mia tavola vi è un posto che vi aspetta.
Lo straniero s’inchinò.
— Il mio cavallo è sellato, diss’egli accommiatandosi coll’atto.
Tutti si alzarono, il marchese passò amichevolmente il suo sotto al di lui braccio e rifecer la via intrattenendosi gajamente.
Angela si strinse al braccio della madre; il suo sguardo scontrossi in quello di Adolfo e mandò un lampo di felicità.
— Avrò il piacere di rivedervi presto, madamigella, gli disse lo straniero che si era rivolto verso lei in quel momento.
Vi era una strana accentazione in quelle parole. Angela se le sentì vibrare sinistramente nell’anima come la minaccia d’una sventura, e guardò quasi impaurita sua madre, che volgendosi allo straniero dicevagli colla sua voce più calma:
— Ella sarà sempre il benvenuto, signore.
Adolfo raccolse tutto il fuoco della sua anima avvampante nello sguardo, e fissò lo straniero; questi parea non si fosse neppur accorto della presenza del giovane, che si morse le labbra di dispetto.