Si era arrivati al cortile della casa; un paesano teneva per la briglia il cavallo dello straniero. Era un magnifico baiardo che nitriva salutando il suo signore. Ei gli si fe’ vicino, lo accarezzò, in un salto snello e leggiero fu in sella, strinse di nuovo la mano al marchese, salutò colla mano Angela, Alberto e la madre, e dopo alcuni istanti non si sentiva che il lontano scalpitare del suo cavallo sulla strada di Mantova, verso cui correva a tutta briglia.

— È partito!... mormorò con senso di rincrescimento il marchese, volgendo lo sguardo per dove era scomparso il cavaliere.

— Finalmente!... mormorarono con un sospiro Angela ed Adolfo.

La marchesa Isabella, la madre di Angela, non disse nulla. Essa guardava Angela, il cui volto s’era fatto sorridente di felicità. Il cuore della madre si arrestava d’innanzi un quesito di cui non sapeva trovare la soluzione. Il cuore della donna rispettava uno di quei mille sentimenti per cui l’analisi non trova che il mistero d’un’impressione che alle volte è rivelatrice dei più terribili arcani della vita.

V’era diffatti una strana contradizione nel vincolo di quei varii sentimenti che si erano svolti sotto a’ suoi occhi ed innanzi al suo cuore nella durata di quella breve scena. Donna Isabella era madre, e madre in tutta la santità di quella soave parola, che compendia in sè quanto v’ha di grande e di nobile nell’anima umana!... Se v’ha qualche cosa in questo vasto organismo della creazione, così strano per le sue inconseguenze.... nei suoi rapporti... nelle sue stravaganze inqualificabili... atto a far ricredere dall’ateismo da questo pensiero per cui si sconoscerebbe anche sè stessi, per non maledire a tutto ciò che è intorno a noi, saria il sublime mistero, che è il cuore d’una madre!... Donna Isabella dunque, come dicemmo, compendiava in sè una delle mille fasi di questo misterioso enigma.

Esser madre è avere in sè la divinazione di quei non nulla che sono il tutto dell’esistenza!... è leggere col pensiero nel sorriso del labbro per strappare di sotto a quella forma che è una menzogna il gemito dell’anima... L’esser madre è il non vivere per sè, ma è l’identificarsi nell’esistenza de’ suoi figli, è quasi un fondersi con essi con tal legame d’affetto, che i dolori di questi gli sieno proprj... è il rendere impossibile la menzogna del labbro, come quella della mente, è sentire quell’uniformità di sensazioni mediante le quali il cuore non ha bisogno della parola per rivelarsi.

E Angela... quel tenero virgulto cresciuto ai miti raggi di quel sole fecondatore si svolse lussureggiante e bello; si svolse anima nobile e peregrina interrogando il gorgheggio dell’usignuolo che cantava tra le rose del suo giardino; interrogando lo schiudersi del fiore che non volea spiccare perchè gli incresceva vederlo sì tosto appassire, fissando gli occhi in quelli della madre per cercarvi un conforto a quel sentimento che serpeggiava fuoco sottile, ma ardente nelle sue vene, ed allorchè le informi larve della sua fantasia modellate a poco a poco dalle arcane indagini del pensiero ridessero ai suoi occhi una forma, indefinita sì, ma che vestivasi di ognor più potente attraenza, allora ella sentì il bisogno d’una parola che diversa da quella della madre gli mormorasse all’anima avida di emozioni la prima nota del sublime poema della vita...

Come era bella, appoggiata talvolta al suo balcone illuminata dalla mistica luce di qualche astro gentile, a cui la sua anima sembrava favellare misteriose parole!

Era pur bella!... china la fronte sul suo seno d’alabastro, simile alla Margherita di Goethe che sfoglia il fiore della rivelazione, sfogliava essa i fiori del suo pensiero cercandovi il più bello ed il più olezzante.

Era pur bella, assorta in melanconico atto eppur raggiante di vita e di speranza... stretto l’esile corpiccino dalla bianca sua veste, puro giglio fragrante che mano impudica avria dovuto arrestarsi dal toccare, che alito umano non avria dovuto avvizzire!..